Trapani e Giugliano si dividono la posta in una partita che brucia a lungo anche dopo il triplice fischio. Finisce 1–1 al “Provinciale”, punteggio inchiodato dalle due fiammate iniziali e da un finale convulso, in cui la tecnologia consegna al Trapani un rigore al 102’ che potrebbe cambiare la storia della serata. Canotto si presenta sul dischetto, Russo indovina lato e tempi, respinge anche la ribattuta di Podrini e blinda un punto prezioso per i campani. Restano la sensazione di un’occasione enorme sciupata dai granata e il rammarico per un match promesso al fuoco, diventato poi una partita spezzettata, piena di falli e di interruzioni.
L’avvio è da stropicciarsi gli occhi. Passano appena sedici secondi e il Trapani è avanti. La pressione alta funziona come in allenamento: recupero immediato sulla corsia sinistra, Canotto affonda e mette dentro una palla tesa che attraversa l’area piccola; Ciuferri — ex di giornata — ha il tempo di leggere la traiettoria, attaccare il primo palo e spingere in rete. È il suo primo gol in granata, una liberazione che sembra indirizzare il pomeriggio. L’illusione dura quanto un respiro. Il Giugliano non si smonta e colpisce sulla ripartenza successiva. Balde trova spazio sulla mancina, lascia correre il pallone sul filo della linea di fondo e pesca al centro Nepi: tocco morbido, Galeotti battuto, 1–1 al terzo minuto. Due gol, due azioni che fotografano le idee delle squadre, due episodi che, paradossalmente, finiranno per schiacciare il resto del confronto.
Nel quarto d’ora che segue, il Trapani prova a rimettere le mani sul ritmo. Ciotti e Di Noia cercano il bersaglio dalla media distanza senza fortuna, Grandolfo si muove molto per dare profondità ma trova pochi palloni puliti in area. Il Giugliano, dal canto suo, sceglie di togliere aria alla manovra avversaria in mezzo e di colpire, quando possibile, sugli esterni con Esposito e le corse di Vaglica. Al diciannovesimo l’episodio che alza la temperatura: Nepi entra duro su Celeghin, il direttore di gara Cerbasi estrae il giallo; dalla panchina granata, con Spataro in luogo dello squalificato Aronica, arriva la richiesta di review tramite FVS, ma la decisione resta invariata. È il momento in cui la partita cambia pelle. I duelli diventano più ruvidi, il cronometro si riempie di fischi, l’inerzia oscilla senza mai spostarsi davvero.
A ridosso della mezz’ora il Giugliano trova una delle migliori costruzioni di giornata. L’azione manovrata conduce i gialloblù al limite; l’inserimento di Zammarini è puntuale, il destro dal dischetto prende quota di un nulla e sorvola la traversa. Il Trapani risponde subito con una rovesciata estetica di Grandolfo, più bella che efficace, facile preda di Russo. Il finale di frazione è granata: prima tripla chance nel giro di pochi secondi — Celeghin e Stramaccioni testano i riflessi di Russo, poi Ciuferri calcia in controbalzo alto — quindi, proprio al tramonto del tempo, un esterno sinistro dai venticinque metri di Celeghin lambisce la traversa e accende un mormorio di rammarico sugli spalti. Ai punti il Trapani fa qualcosa in più, ma manca cattiveria sotto porta e quel pizzico di precisione che trasforma le mezze occasioni in un vantaggio vero.
La ripresa si apre con un cambio in casa Giugliano, Milan per D’Avino, e con uno scontro fortuito testa contro testa tra due granata, Celeghin e Di Noia, entrambi in grado di proseguire dopo qualche minuto di assestamento. Il copione tecnico, però, non cambia davvero. La partita si incarta in mezzo, i tempi di gioco si accorciano, il pallone scivola veloce fuori dal campo tra falli, rimesse e punizioni laterali. Intorno all’ora di gioco arriva un lampo di quelli che possono rimettere tutto in asse: Ciuferri guida la transizione e serve Canotto in campo aperto; il numero dieci, in area, cerca lo spiraglio buono ma trova la chiusura di Vaglica e la parata in due tempi di Russo. È il segnale che i granata hanno ancora benzina per l’affondo.
Le panchine provano a cambiare l’aria. Cudini inserisce D’Agostino per dare più qualità tra le linee e, più avanti, Borello e Peluso per alzare il baricentro del 3–5–2; Spataro getta dentro La Sorsa per Benedetti con l’idea di avere spinta pulita a sinistra e più cross sul doppio centravanti. Gli effetti si vedono a sprazzi. Esposito sfonda ancora sulla mancina e offre a Nepi un pallone invitante, che l’attaccante spinge fuori d’un soffio; La Sorsa si presenta sul primo palo con un colpo di testa in anticipo che sfiora il legno alla destra di Russo. Il peso delle ammonizioni — Nepi, Vaglica, De Rosa di là; Ciuferri, Stramaccioni, Di Noia, Galeotti di qua — e la frammentazione dell’ultimo terzo di gara tolgono continuità a entrambe le squadre. Si arriva così agli ultimi minuti sul filo di una partita che sembra aver già scritto la sua riga.
Non è così. Allo scadere dell’extra time, Grandolfo viene steso in area in un corpo a corpo che dal vivo pare di confine; il FVS richiama Cerbasi allo schermo, l’arbitro assegna il rigore. È il 102’. Lo stadio trattiene il fiato. Sul dischetto va Canotto, protagonista dell’assist che dopo sedici secondi aveva acceso la sera: rincorsa breve, destro angolato, Russo legge e vola; la palla resta lì, Podrini — entrato nel recupero per dare gamba — arriva per primo ma il portiere del Giugliano ha ancora il riflesso per distendersi e dire no. In due interventi costruisce la sua notte e il punto dei campani. Il fischio che segue di lì a poco congela un pareggio che ha il sapore diverso sulle due panchine: occasione persa per il Trapani, resistenza premiata per il Giugliano.
L’analisi tattica offre un paio di chiavi. Il 4–3–1–2 granata vive di un principio semplice: pressare alto sui primi passaggi avversari e trovare subito ampiezza con i terzini a spingere e il trequartista a occupare la zona di rifinitura. Quando il recupero palla è immediato, come nell’azione del gol, l’impianto funziona; quando l’avversario riesce a sporcare le linee e a spezzare il ritmo, il Trapani fatica a costruire occasioni pulite e si affida alla soluzione estemporanea. Manca continuità tra centrocampo e attacco, a tratti manca anche un po’ di serenità nella scelta dell’ultimo passaggio. Ciuferri offre la solita generosità a tutto campo e il gol che sblocca, Grandolfo lavora per la squadra ma raramente vede la porta, Canotto alterna invenzioni e scelte affrettate, fino al rigore fallito che pesa più di tutte.
Dall’altra parte il 3–5–2 di Cudini è scolpito nella prudenza, ma non rinuncia a colpire quando si apre l’orizzonte. La catena di sinistra, Balde–Esposito, è la primaria via di fuga; in mezzo Zammarini prova a dare tempi e inserimenti, mentre davanti Nepi conferma istinto e tempi da centravanti. Il Giugliano soffre qualche volta sulle palle laterali e sull’onda lunga dell’ultimo quarto d’ora, ma ha in Russo un porto sicuro: reattivo sul gioco aereo, preciso nelle uscite, decisivo dal dischetto. La prova del portiere vale da sola più di un titolo, perché tiene in piedi la squadra nel momento più fragile e le consegna un punto che, in una classifica umida di pioggia, è ossigeno.
Il resto lo fanno nervi e dettagli. L’arbitraggio, severo ma coerente, incanala la gara dentro un copione fatto di molti fischi; la gestione emotiva diventa allora determinante. Il Trapani esce in credito con la sorte, ha costruito abbastanza per vincere e ha avuto il match point; il Giugliano porta via ciò che la partita gli concede e forse qualcosa in più, grazie al suo migliore in campo. Per entrambe restano urgenze note. Ai granata serve trasformare in punti il volume prodotto e pulire la gestione degli ultimi metri, perché giornate come questa — tanti tiri, tante occasioni, niente vittoria — alla lunga pesano. Ai gialloblù serve portare più uomini dentro l’area quando la palla viaggia sugli esterni e migliorare la qualità dell’uscita dal basso sotto pressione, per non regalare inerzia agli avversari.
La classifica, intanto, si muove di un passo minimo. Il pareggio serve poco o nulla a entrambe, che restano nella parte bassa: i campani salgono a quota sei, i siciliani vanno a cinque. Ma il campionato vive di serie e di slanci. Il Trapani ha mostrato carattere e volume, ha pagato un rigore sbagliato e un eccesso di frenesia; il Giugliano ha resistito con ordine, ha colpito quando poteva e si è aggrappato ai guanti del suo portiere. In una domenica che prometteva fuoco, le fiamme si sono fatte braci. Il tabellone segna 1–1, il resto lo scriveranno i prossimi novanta minuti.



