Palermo — Una domenica dal doppio sapore apre la Serie A1 del Ct Palermo. Gli uomini tornano dalla Lombardia con un 3–3 che, per valore dell’avversario e per come si è sviluppato il confronto, profuma di punto pesante; le donne, in viale del Fante, pareggiano 2–2 contro l’AT Verona campione d’Italia, ma il risultato lascia una scia di occasioni mancate, anche perché le venete si sono presentate senza le due atlete di vivaio e il regolamento ha consegnato al Ct un vantaggio iniziale di 2–0 senza bisogno di scendere in campo in due delle quattro sfide. Il calendario è appena al primo giro, la fase a gironi corre fino al 9 novembre, eppure già oggi si sono viste cose che contano: personalità, struttura di squadra, coppie in costruzione e, accanto, quella zona grigia in cui si decide l’inerzia di un tie.
In Lombardia, contro i detentori del titolo, la fotografia più nitida porta due firme siciliane. Gabriele Piraino e Luca Potenza si prendono il palcoscenico sia in singolare sia in doppio. Il mancino palermitano vince un match pieno di trappole mentali e tecniche contro Riccardo Bonadio, giocatore dal passato recente tra i primi 200 del mondo: 7–6 6–4 con lucidità nei punti che spostano e senza mai perdere il filo quando il friulano prova ad allungare gli scambi per cambiare la trama. Potenza, uno dei volti nuovi del Ct, licatese, archivia Leonardo Cattaneo 7–6 6–2, partita costruita con un primo set di muscoli e attenzione e un secondo di progressivo dominio territoriale. In coppia, i due completano l’opera: 6–2 6–2 a Andrea Arnaboldi e Samuel Vincent Ruggeri, doppio giocato con geometrie chiare e una complicità che, per essere ottobre, promette bene.
Non è bastato per centrare l’intera posta perché i campioni in carica hanno qualità e profondità. Ruggeri prende di petto Patrick Zahraj e lo piega 6–2 6–0 su una superficie che non esalta le corde del tedesco, nuovo innesto del Ct Palermo al pari di Potenza. Lorenzo Bresciani supera Francesco Mineo 6–4 6–1, riproponendo quella sensazione fastidiosa per chi rincorre: ritmo costante, pochi errori gratuiti, l’aria che si fa via via più sottile quando serve trovare un varco. In doppio, ancora Bresciani, affiancato a Bonadio, completa la rimonta di giornata battendo 7–6 6–2 la coppia Zahraj–Riccardo Surano, con un primo set serrato che, girando al fotofinish, condiziona l’andamento del secondo.
Sul confronto resta la lettura del capitano Davide Cocco, lucidissima nella misura del bicchiere. «Un buon punto sul campo della squadra detentrice del titolo», ragiona, «anche se, avanti 2–0 dopo i primi due singolari, ho pensato che chiudere 3–1 i singolari ci avrebbe dato ottime chance di portare via i tre punti. Va detto però che Zahraj è più a suo agio sui campi veloci e poco ha potuto fare contro un ottimo Ruggeri. Mi piace sottolineare con forza le grandi performance di Piraino e Potenza, anche in doppio: debutto in maglia Ct nel migliore dei modi per Luca». Il contesto completa l’analisi: Piraino e Potenza arrivavano da settimane piene — semifinali e quarti tra l’ITF 30.000 di Pula e il Challenger 100 di Villena — e hanno trasferito in A1 ritmo agonistico e fiducia. Non era scontato, non lo è mai all’esordio. Domenica 12 ottobre, alle 9, l’impatto con il Pala Ct: esordio casalingo contro il Park Genova, banco di prova che dirà qualcosa in più su gerarchie interne e margini di crescita.
A Palermo, il remake della finale scudetto di dodici mesi fa prende presto una piega inusuale. Le campionesse d’Italia di Verona si presentano senza le due atlete di vivaio: il regolamento — chiunque militi in A1 lo conosce a memoria — impone che in ogni giornata le giocatrici di vivaio disputino un singolare e il doppio, pena la perdita a tavolino di entrambi i punti. È così che il Ct Palermo si ritrova sul 2–0 prima ancora di scaldare i motori: Alexandra Cadantu incamera il singolare senza giocarlo, la coppia Anastasia Abbagnato–Giorgia Pedone fa lo stesso nel doppio. Una dote importante, che avrebbe meritato di essere spesa con più cinismo nella gestione dei due singolari effettivamente disputati.
Sul Centrale, davanti a una cornice bella e partecipe — tribuna viva, scolaresche e molti ragazzi delle scuole tennis di tutta la Sicilia — la giornata prende però una piega diversa. Abbagnato, reduce dai quarti al WTA 125 di Rende, affronta Angelica Raggi in una sfida che si consuma sul filo del colpo in più. Vince il primo parziale 6–3, cede il secondo 4–6, poi combatte nel terzo fino al tie-break. Lì la ternana alza di un centimetro l’asticella della percentuale, gioca due punti di coraggio e strappa l’urlo della rimonta. È una sconfitta che fa male perché tocca corde psicologiche: partita dentro, partita in controllo a tratti, e quel finale corto in cui vince chi regge meglio il peso del momento. Sull’altro campo, Pedone mette in saccoccia il primo set contro Valentini Grammatikopoulou con una gestione pulita del ritmo, ma un problema all’addome accusato a fine parziale cambia la grafia del match. L’ellenica, giocatrice esperta e abituata ad ambienti più grandi, gira la leva e ribalta 1–6 2–6. Finisce 2–2, con un retrogusto che non riguarda il carattere ma l’opportunità: in un giorno in cui l’avversario ti regala due punti per costruzione di squadra, chiudere il conto avrebbe avuto un peso specifico doppio.
Anche qui, però, non tutto si misura solo nel tabellone. In viale del Fante si è vista una squadra che ha identità e spessore. Cadantu porta esperienza e ordine, Abbagnato continua a salire di giri, Pedone — al netto dell’acciacco — resta riferimento tecnico e carismatico, il doppio con la compagna è una risorsa che la stagione saprà valorizzare quando le giornate si faranno più corte. E poi c’è il contesto di un girone che non aspetta: domenica 12 ottobre trasferte piemontese a Beinasco, terra rossa indoor, avversaria reduce dal 3–1 subito a Prato. Un’altra prova che somiglia a un bivio: portare a casa i quattro punti pieni significa mettere in discesa la strada verso le semifinali, accontentarsi ancora della metà del bottino rimetterebbe in gioco calcoli e incastri.
Il filo che unisce le due squadre del Circolo nella prima giornata è duplice: la qualità dei singolari di punta e la centralità del doppio. In A1 il pareggio è sempre dietro l’angolo e molto dipende da come si esce dai singolari. A Crema, quando il Ct è salito 2–0 con Piraino e Potenza, l’idea di scattare a 3–1 prima dei doppi non era una convenzione mentale, era un piano di lavoro. Nel femminile, gestire un 2–0 costruito a tavolino significa, all’opposto, non farsi rincorrere, prendersi il primo dei due singolari utili, togliere ossigeno alla squadra che viene a riprendersi ciò che non ha potuto giocare. Sono due logiche diverse per arrivare alla stessa riga: mettere il naso avanti quando il foglio dei risultati è ancora lungo. Non sempre succede; quando capita, spesso decide l’andata o il ritorno in chiave qualificazione.
C’è poi un aspetto tecnico che merita di essere isolato. Il Ct Palermo maschile sembra aver trovato, in Piraino e Potenza, una coppia di singolaristi capaci di darsi la mano anche nel doppio. È un vantaggio competitivo in una competizione dove tante sfide si chiudono proprio a quattro mani. La complementarità è evidente: il mancino che apre angoli e il destro che chiude con il tempo; in risposta, due prime letture che si sommano; a rete, una gestione dei centimetri che toglie linee di passaggio. Non è un patrimonio da dare per scontato: alimentarlo, sceglierlo nelle giornate che contano, proteggerlo negli allenamenti sarà un investimento con rendimento atteso alto. In parallelo, la condizione di Zahraj non deve essere un allarme: stagione lunga, adattamento alla superficie, avversario duro. L’importante è che le tessere si incastrino entro poche settimane, perché in A1 novembre arriva in fretta.
Sul femminile, il tema è diverso. Qui la qualità complessiva del roster è fuori discussione; a fare la differenza, quando si alza il livello, è la gestione emotiva delle partite “da chiudere”. Non è un caso che la giornata sia scivolata via nel tie-break del terzo set di Abbagnato, né che l’infortunio abbia condizionato la gestione del secondo e del terzo parziale di Pedone. La stagione chiederà, soprattutto in trasferta e sulle superfici meno amiche, di giocare col freno a mano tirato il meno possibile: ritmo alto quando serve, pausa quando il vento soffia contro, e quell’istinto di conservazione del vantaggio che è metà psicologia e metà abitudine. La buona notizia è che l’ambiente intorno spinge nella direzione giusta. Il pubblico, la presenza dei ragazzi delle scuole tennis, l’idea di un Circolo che si riconosce nella sua prima squadra fanno massa critica nelle giornate in cui bastano due punti per trasformare un pareggio in una vittoria.
In fondo, la prima domenica di A1 non chiede sentenze ma restituisce indizi. Il Ct Palermo maschile ha mostrato di sapere stare in casa dei campioni d’Italia, colpo su colpo, senza complessi; ha portato a casa un punto che pesa oggi e peserà di più se domenica prossima saprà battere il Park Genova nel debutto casalingo. La squadra femminile ha ricordato a sé stessa che il regolamento può regalare un cuscinetto, ma poi la partita bisogna giocarla e chiuderla; da domani, in vista di Beinasco, il lavoro sarà sulla gestione dei dettagli, più ancora che sui fondamentali tecnici. È il bello e il difficile della A1: poco margine, molto equilibrio, la necessità di far tornare i conti in mesi in cui altrove — nel professionismo internazionale — si tira il fiato. Qui no. Qui, ogni domenica, la riga è vinci, perdi o pareggi. Per cominciare, un pareggio ciascuno. Il resto, tra sette giorni.



