Decide D’Ursi al 67’. Azzurri generosi ma imprecisi, contestazione nel dopogara. Turati sotto osservazione
Il Siracusa incassa un’altra sconfitta interna e vede complicarsi la rincorsa salvezza. Al “De Simone” vince il Sorrento 1-0 grazie al gol di D’Ursi a metà ripresa, al termine di un confronto in cui gli azzurri producono ma non concretizzano. Il punteggio pesa più dell’avversario, ordinato ma non travolgente: a fare la differenza sono ancora una volta la scarsa precisione negli ultimi sedici metri e una lettura difensiva sbagliata sul lancio che spacca la gara. Dopo il triplice fischio scatta la contestazione di una parte della tifoseria; squadra e sostenitori si parlano all’uscita dallo stadio, mentre la società opta per il silenzio stampa e riflette sul futuro di Marco Turati.
La cronaca restituisce il solito canovaccio: Siracusa propositivo in avvio, Sorrento raccolto e pronto a colpire in verticale. L’impatto degli azzurri è buono e potrebbe indirizzare presto il pomeriggio: al 5’ Valente colpisce il palo di testa, quindi sul rimbalzo trova la pronta risposta del portiere campano. È la fotografia di una squadra che sa creare ma fatica a trasformare. Gli ospiti si affacciano al 14’ con D’Ursi, controllato da Farroni in uscita. La spinta siracusana porta a una serie di tiri dalla media distanza e calci d’angolo: al 25’ Candiano coordina bene dal limite, l’estremo difensore del Sorrento devia oltre la traversa; al 34’ un contropiede di Colombini si chiude con un sinistro largo, brivido che ricorda quanto sia sottile l’equilibrio.
Il primo tempo si archivia con numeri favorevoli alla produzione azzurra e con uno 0-0 che non premia gli sforzi. La ripresa si apre con un segnale: Turati inserisce Molina per dare peso centrale. L’impatto è immediato, al 46’ la spizzata dell’attaccante sfiora il bersaglio. Il Sorrento, però, prende coraggio e alza di qualche metro il baricentro: al 58’ D’Ursi cerca il tocco in anticipo su un lancio improvviso del portiere, palla a lato; un minuto più tardi un’altra sortita ospite conferma che l’inerzia non è più tutta azzurra.
Il momento spartiacque arriva al 67’. Su una verticalizzazione profonda, la linea difensiva del Siracusa resta alta e disallineata: non scatta il fuorigioco, D’Ursi scappa dentro il mezzo spazio e batte Farroni. È un colpo che gela il “De Simone” e ingigantisce i rimpianti per le occasioni non sfruttate. La panchina prova a rianimare l’inerzia con Frisenna e Di Paolo per aggiungere gamba e conclusione da fuori; più tardi tocca anche a Parigini e Zanini per un finale a trazione offensiva. Il Siracusa costruisce un paio di situazioni, tra cui una combinazione Limonelli–Di Paolo–Molina che accende il pubblico, ma la mira resta imprecisa e il Sorrento difende il vantaggio con ordine, abbassando il baricentro e giocando sul cronometro. L’ultimo assalto non produce la palla pulita per il pari.
Sul piano tattico, il match conferma virtù e limiti già visti. Il Siracusa interpreta l’idea di gioco con coraggio: squadra alta, aggressione degli spazi, ricerca costante dell’ampiezza. Per lunghi tratti la manovra funziona, soprattutto nel primo tempo, ma la squadra paga due difetti strutturali: l’assenza di un colpo risolutivo in area e qualche fragilità nella gestione delle transizioni difensive, dove il primo contrasto saltato apre corse lunghe alle spalle della mediana. L’ingresso di Molina aggiunge presenza nel cuore dell’area, senza però cambiare la qualità dell’ultimo passaggio. In copertura, il gol subito nasce da una lettura sbagliata del tempo di uscita e dallo scaglionamento non perfetto dei centrali: errori che in Serie C costano.
Il Sorrento costruisce il suo successo su compattezza e applicazione. Difesa attenta sugli esterni, densità centrale a protezione della trequarti, scelta oculata di quando allungare la squadra: poche corse in avanti, selezionate e spesso figlie di lanci diretti a premiare gli smarcamenti preventivi. Non un turbine di gioco, ma un piano gara coerente e rispettato, reso efficace dall’episodio trasformato da D’Ursi.
Nel Siracusa meritano una menzione Cancellieri, brillante nel primo tempo con pulizia tecnica e letture sulla corsia, e Valente, sempre in gioco tra conduzioni e attacchi al secondo palo, sfortunato nell’azione del legno. Puzone dà profondità a destra e continuità di spinta; Farroni risponde presente quando chiamato, senza responsabilità sul gol. Nel mezzo, Limonelli e Candiano alternano buone trame a imprecisioni in uscita, mentre Guadagni e Contini provano a incidere tra le linee senza trovare il guizzo. Davanti, Capanni lavora di sponda ma non trova la zampata; la ripresa di Molina porta duelli aerei e presenza, con pochi palloni realmente giocabili nel finale.
Oltre il campo, il pomeriggio racconta un ambiente in ebollizione. Curva vuota e in silenzio per i primi quindici minuti come forma di protesta; al termine, contestazione civile di un gruppo di tifosi che chiede alla società di assumersi responsabilità e alla squadra di alzare il livello. La dirigenza sceglie il silenzio stampa, mentre si moltiplicano le voci sul futuro della panchina: l’ipotesi di un avvicendamento non è esclusa e, secondo quanto filtra, lo stesso Turati starebbe valutando anche la via delle dimissioni per agevolare eventuali scelte. La decisione resta in capo al presidente Alessandro Ricci, chiamato a stabilire se dare continuità al progetto che ha portato alla promozione o virare su un profilo più esperto di categoria.
La classifica, con gli azzurri all’ultimo posto a quota 3, impone pragmatismo. Il dato più allarmante è l’abbinata tra scarsa produzione realizzativa e vulnerabilità difensiva: peggior attacco e peggior difesa non sono etichette che si scrollano facilmente senza interventi netti. Servono punti e servono subito, per non trasformare il traguardo della salvezza in una salita proibitiva. Sul piano tecnico, le direttrici sono chiare: preservare le cose buone della prima frazione (ritmo, ampiezza, coraggio), ridurre gli errori sulle seconde palle, lavorare sull’ultimo passaggio e su una gestione più prudente della linea quando l’avversario prepara la palla lunga.
La chiusura è una constatazione e un impegno: il Siracusa ha giocato “a tratti bene”, ma non basta. La partita con il Sorrento ribadisce che l’estetica senza concretezza vale poco in un campionato che premia l’essenziale. Per cambiare passo servirà trasformare volume in gol e correggere quei dettagli difensivi che oggi costano partite. Le energie del gruppo, il lavoro quotidiano e scelte chiare della società diranno se il “De Simone” tornerà a essere un alleato: per risalire, la strada passa da qui.



