Rossazzurri mai realmente pericolosi. Episodi discussi ma il ko nasce dall’inerzia offensiva
Il Catania inciampa a Casarano e interrompe la striscia di nove risultati utili. Al “Capozza” basta un gol in avvio ai salentini per blindare l’1-0 e incassare tre punti che pesano. La squadra di Toscano, capolista alla vigilia, non trova ritmo né pulizia nelle scelte negli ultimi trenta metri e finisce per inseguire una partita scivolata via quasi subito. Il direttore di gara Frasynyak gestisce un match spigoloso con decisioni che alimentano proteste, ma il quadro complessivo racconta soprattutto una giornata scialba dei rossazzurri.
L’avvio è quello peggiore possibile per gli etnei. Dopo un approccio propositivo, al primo affondo vero il Casarano passa: lancio verticale di Ferrara, lettura in ritardo della linea difensiva, Cajazzo attacca la profondità, brucia sul tempo tutti e infila Dini. Sono appena otto minuti e l’episodio indirizza la gara. Il Catania accusa il colpo, fatica a trovare ampiezza, non accompagna con la dovuta presenza il primo possesso e lascia ai pugliesi il terreno preferito: densità centrale, duelli fisici, ripartenze.
La reazione non è all’altezza dell’urgenza. Cicerelli ha due piazzati su cui non inquadra lo specchio e qualche mischia dentro l’area piccola non si trasforma in conclusioni pulite. Bacchin svolge l’ordinario, protetto da un reparto che chiude con aggressività su Lunetta e Caturano e sporca tutte le linee di passaggio interne. A ridosso dell’intervallo i rossazzurri alzano il baricentro e costringono il portiere di casa a due interventi su traversoni tagliati, ma mancano sempre il tempo dell’attacco al primo palo e la cattiveria sul secondo.
La ripresa si apre con i cambi: Toscano inserisce Rolfini per dare peso e attacco alla profondità, poi Forte e Corbari per alzare centimetri e pressione. Il copione, però, cambia poco. Al 5’ arriva l’episodio che segna la discussione del dopo partita: tocco duro di Gega su Rolfini in piena area, la panchina del Catania invoca il rigore e chiede la revisione al video. L’arbitro non concede il penalty, tra le proteste dei siciliani. La squadra tenta di rimettersi sulle tracce del pari con una chance nitida per Di Gennaro, che calcia alto da posizione favorevole, e con due situazioni da palla inattiva che non generano traiettorie “pulite” verso Bacchin. Il Casarano, nel frattempo, perde per infortunio Ferrara e ricalibra l’assetto, abbassando il baricentro e giocando sull’errore avversario.
Nel quarto d’ora conclusivo entra Stoppa per aggiungere dribbling tra le linee, ma la manovra resta prevedibile. I rossazzurri provano a sfondare con cross ripetuti, che la retroguardia di Di Bari assorbe con ordine, e con qualche situazione sporca in area su cui manca sempre il colpo risolutivo. Nel recupero, lungo sette minuti, l’inerzia non si sposta. Il fischio finale congela un 1-0 che fotografa bene l’andamento.
La cronaca asciutta lascia spazio a due letture. La prima è tecnica. Il Catania ha perso la partita nei primi venti minuti, come ha ammesso Tiago Casasola: «Non abbiamo fatto una buona partita soprattutto nei primi 20 minuti e non siamo poi riusciti a ribaltarla sbagliando negli ultimi metri. Ci prendiamo le nostre responsabilità e che questa partita ci serva da lezione. Oltre lo stato del campo non ci prendiamo alibi: sotto di un gol è stato tutto difficile, ci è mancata serenità e qualità». Il dato centrale è proprio la mancanza di lucidità nelle scelte finali: l’alternanza tra cross e ricerca del corridoio interno non ha mai trovato continuità, anche per la giornata interlocutoria di chi avrebbe dovuto alzare la qualità dell’ultimo passaggio.
La seconda riguarda gli episodi. Toscano non entra nel merito per evitare squalifiche, ma il riferimento è chiaro: «Arbitraggio? Gli episodi incidono sui risultati, non dico altro perché poi mi squalificano. Spero che qualcuno faccia valutazioni. Non voglio trovare alibi: non siamo stati sereni e tranquilli e quando non sei lucido l’inerzia resta la stessa». Il contatto su Rolfini resta il fotogramma che incendia il dopo gara, ma non può spiegare da solo una prestazione a bassa intensità tecnica. Il Casarano ha fatto il suo con ordine e durezza, dentro i limiti consentiti, e ha massimizzato il vantaggio iniziale con una gestione attenta dei tempi morti e delle seconde palle.
Sul piano tattico, il 3-4-2-1 etneo non ha prodotto linee di rifinitura sufficienti. Quaini e Di Tacchio hanno avuto poco tempo per alzare la testa, inchiodati dal traffico centrale, e le uscite laterali non hanno quasi mai trovato sovrapposizioni in corsa con cui creare la superiorità sulla fascia. Ne è nata una produzione offensiva basata su traversoni dalla trequarti e seconde palle, terreno ideale per i tre difensori di Di Bari. I cambi hanno aggiunto fisicità e presenza in area, ma senza un presupposto di qualità nella costruzione la gara è rimasta inchiodata sull’1-0.
Di contro, il Casarano ha interpretato con disciplina il piano più logico: pressione alta a intermittenza per sporcare la prima costruzione, blocco medio-basso dopo il vantaggio, riattivazioni rapide su Cajazzo e Perez, poi gestione del cronometro e rotazioni per proteggere l’area negli ultimi venti minuti. La scelta di abbassare le altezze nella ripresa, anche per i problemi fisici di Pinto e l’uscita di Ferrara, ha tenuto la squadra corta e compatta. L’episodio del rigore non concesso ha dato ulteriore energia al pubblico e benzina alla trincea finale.
Il contesto di classifica impone misure rapide. La sconfitta consente alle inseguitrici di accorciare, interrompe la continuità e, soprattutto, riapre un tema mentale: la capacità di interpretare da capolista le partite “sporche”, quelle in cui l’avversario alza il livello del duello e riduce il gioco a episodi. È qui che una capolista deve imporre ritmo e qualità. Toscano dovrà lavorare su due assi: ripulire la prima uscita per dare un vantaggio strutturale ai due trequarti e ritrovare la cattiveria dentro l’area, dove oggi sono mancati tempi di attacco e convinzione.
Le parole dei protagonisti fissano la cornice. Casasola non si rifugia negli alibi: «C’era un rigore netto ma non abbiamo perso per le scelte arbitrali. Siamo il Catania: da capolista dovevamo avere un approccio diverso». Toscano chiude sulla stessa linea: «Niente alibi. Siamo caduti nei tranelli e non siamo stati lucidi». È il punto di ripartenza più solido. La stagione resta lunga, la rosa ha valori e l’identità costruita fin qui non si cancella in novanta minuti opachi. Ma serate come Casarano devono diventare eccezioni. E la risposta, in Serie C, passa prima di tutto dall’ordine nelle cose semplici: tempi, distanze, scelta giusta nel momento giusto. Poi, se gli episodi gireranno, sarà merito della squadra.



