Decide D’Aversa a 5’59” dalla sirena. Biancazzurri generosi ma imprecisi sotto porta
Due legni, un power play non sfruttato e un rigore reclamato: i punti sfuggono ancora
Il PalaWagner racconta una partita tirata, di grande intensità e con pochi spazi, che l’Itria FC porta a casa di misura grazie alla zampata di D’Aversa nel finale. Il Mascalucia C5 di Alberto Incatasciato gioca alla pari, costruisce quanto basta per segnare almeno una volta, colpisce un incrocio dei pali con Douglas e nel forcing conclusivo crea due palle gol pulite in situazione di portiere di movimento. Non basta: a 5’59” dalla fine Segovia strappa palla, salta l’uomo a destra e serve al centro D’Aversa, che da pochi passi firma lo 0-1 e congela una gara rimasta in equilibrio per quasi quaranta minuti. Ai punti la differenza la fanno cinismo e dettagli: l’Itria massimizza l’unica vera occasione dell’ultima frazione, i biancazzurri pagano una serata storta in rifinitura.
La cronaca segue il ritmo spezzato di un match nervoso ma corretto. L’avvio è prudente da entrambe le parti: linee corte, marcature aggressive sul primo controllo e portieri subito dentro la partita. La prima fiammata è di marca etnea: al 13’42” Douglas Radaelli riceve sul centro-sinistra e libera un destro che si stampa pieno all’incrocio, con Palazzo battuto. Lo stesso Douglas, poco dopo, costringe il portiere ospite a una respinta complicata su conclusione secca dall’altezza del tiro libero. L’Itria prova a alzare i giri con Fanelli e D’Aversa, ma Lo Faro è ben piazzato sia sul pallonetto sia sul “rigore in movimento” che chiude alto di un soffio. Nel mezzo, l’occasione più pulita del primo tempo per il Mascalucia: Scuderi attacca lo spazio sul secondo palo sull’assist di D’Arrigo, ma Palazzo chiude la porta in uscita bassa.
La ripresa si apre con il Mascalucia ancora in spinta. A 17’42” D’Arrigo sfiora il palo con un diagonale teso, poi al 15’07” tocca a Tosto impegnare Palazzo, attento sul primo palo. I padroni di casa continuano a trovare sbocchi sugli esterni, con Danilo Longo che al 13’47” incrocia di poco a lato dopo una bella uscita dal pressing. L’Itria si riaffaccia con Fanelli, ma Lo Faro si allunga e respinge. È il prologo dell’azione che decide l’incontro: a 5’59” dalla sirena Segovia vince l’ennesimo duello sull’out con Douglas, va via di forza, palla tesa al centro e inserimento di D’Aversa perfetto nel tempo per lo 0-1.
Colpito nel suo momento migliore, il Mascalucia reagisce con orgoglio. Incatasciato chiama subito il power play e i biancazzurri alzano il baricentro, muovendo palla con pazienza alla ricerca del varco sul secondo palo. Le occasioni arrivano: una conclusione a botta sicura respinta sulla linea e un tap-in che si perde di nulla sul fondo. In mezzo, le proteste per un tocco di mano in area non ravvisato dalla coppia arbitrale Di Donato–Cristea. L’Itria si chiude “a riccio”, come si dice in gergo, protegge l’area con i cinque dentro i sei metri e resiste fino alla sirena. Finisce tra i rimpianti degli etnei e l’esultanza misurata dei pugliesi, che capitalizzano la serata.
Dentro lo 0-1 c’è una chiara trama tattica. Il Mascalucia ha impostato la gara su pressione selettiva e ribaltamenti veloci: quando è riuscito a pulire l’uscita dal primo pressing, ha attaccato con efficacia il lato debole, trovando spesso l’uomo libero sul secondo palo. È mancata la precisione nell’ultimo tocco e, in due circostanze, la scelta di tiro è arrivata un attimo prima della finestra ideale. L’Itria ha costruito la propria partita sulla solidità del blocco centrale e sull’uno contro uno di Segovia e Fanelli: pochi fronzoli, densità davanti a Palazzo e verticalità immediata quando si è aperto campo. La giocata che spacca la partita nasce proprio da quell’uno contro uno vinto in banda, con la difesa etnea costretta a stringere e vulnerabile sul taglio centrale.
Dettagli e gestione degli episodi hanno fatto il resto. L’inerzia del primo tempo si sarebbe potuta spostare con l’incrocio di Douglas; nella ripresa il Mascalucia ha avuto tre finestre utili per prendersi il vantaggio, ma Palazzo e un pizzico di imprecisione lo hanno negato. Dall’altra parte, l’Itria ha sfruttato l’unico vero varco concesso negli ultimi sei minuti. Il finale, in superiorità posizionale con il portiere di movimento, è ben orchestrato dai biancazzurri: ampiezza, pazienza e cambi lato rapidi. Manca solo la stoccata, mentre gli ospiti difendono l’area con disciplina e leggono con anticipo le linee di passaggio interne.
Sul fronte individuale, Lo Faro tiene in partita i suoi con due interventi pesanti su Fanelli e guadagna anche il proscenio nel recupero quando sfiora il pari con il rinvio lungo che si stampa sulla traversa a portiere avversario fuori dai pali. Douglas alterna strappi e letture giuste a qualche forzatura, ma il suo peso specifico in costruzione resta evidente. Bene D’Arrigo tra le linee, utile Tosto nel cucire e attaccare il primo palo. Per l’Itria, partita da copertina per Palazzo — puntuale su quattro conclusioni “piene” — e per il tandem Segovia–D’Aversa, che costruisce e finalizza l’azione decisiva; solidi Baccaro e Fanelli nel dare corposità al quadrilatero difensivo. Giornata nervosa ma entro i binari, con ammonizioni a segnalare più di tutto la temperatura della gara: Alexandre e Fusco da una parte, Scuderi e Douglas dall’altra.
La classifica non premia, ma la prestazione offre appigli concreti. C’è volume di gioco, c’è capacità di alzare la pressione senza sfilacciare le distanze, c’è un power play che, pur senza segnare, produce due palle gol. Il passo successivo è tutto nella lucidità negli ultimi otto metri: scegliere un passaggio in più quando la finestra è stretta, forzare il tiro solo a piede fermo e con linea libera, prendersi falli utili per sporcare il ritmo avversario. La stagione chiede adesso punti “pesanti”, perché l’equilibrio visto contro l’Itria dice che la squadra è dentro il livello della categoria: tradurre la generosità in concretezza è il compito immediato.
Il calendario non lascia spazio a rimuginare: già nel prossimo turno servirà trasformare la qualità espressa in gol e classifica. Il PalaWagner ha applaudito una prova di coraggio; per farne una svolta, basterà accendere quel lampo che oggi è mancato per centimetri.



