Turmena firma l’aggancio, Giulio Musumeci spacca la gara, autogol di Cabeça per il tris. Siqueira chiude tutto nel finale
La Covei Meta Catania Bricocity batte 3-1 il Saviatesta Mantova e difende il primo posto in classifica al termine di una partita vera, intensa e ben interpretata sul piano mentale e tattico. Sotto dopo sette minuti per il gol di Cabeça, gli etnei rimettono in carreggiata il match con la solita stoccata di Luis Turmena, lo indirizzano con una giocata di puro talento di Giulio Musumeci e lo mettono in ghiaccio grazie alla pressione che induce all’autorete del 3-1, prima di gestire con ordine la ripresa e di resistere al power play ospite negli ultimi sei minuti. Successo pesante per il gruppo di Juanra Calvo, arrivato nonostante l’assenza di Carmelo Musumeci e con Drahovsky utilizzato a mezzo servizio.
La gara si apre in salita per i rossazzurri. Mantova entra meglio, accorcia il campo con aggressività e trova il vantaggio al 7’ grazie ad Andrea Cabeça, lesto a capitalizzare la prima vera palla pulita sui piedi. La Meta non si scompone: alza il baricentro, ripulisce le uscite e prende metri. Casassa deve subito metterci le mani su Turmena e Podda, ma l’inerzia è ormai girata. A metà frazione arriva l’1-1: Turmena riceve sul centro-sinistra, si apre il varco e spara un destro secco che piega la resistenza del portiere lombardo. È l’ottavo centro in campionato dell’universale brasiliano, gol da leader che cambia la temperatura della serata.
Il pari scioglie le gambe agli etnei, che aumentano i giri proprio con i gemelli Musumeci. Giulio e Mario danno ritmo, profondità e strappi sulle corsie, costringendo Mantova a scivolare e a concedere campo sul lato debole. Il 2-1 nasce così: break sull’out di sinistra, controllo in corsa e sinistro “pazzesco” di Giulio che si infila all’incrocio dopo un’accelerazione da puro uno contro uno. Neppure il tempo di riorganizzarsi che la pressione catanese produce il 3-1: cross teso sul secondo palo, linea difensiva in affanno e deviazione sfortunata ancora di Cabeça nella propria porta. Il doppio colpo in 20 secondi manda le squadre al riposo con la Meta in controllo dell’inerzia e del punteggio.
La ripresa è la partita che Calvo chiedeva: gestione matura, rischio calcolato, linee corte in non possesso e transizioni solo quando c’è campo vero. Turmena e poi Podda costringono nuovamente Casassa agli straordinari, ma il quarto gol non arriva. Mantova prova allora a cambiare la sceneggiatura con il portiere di movimento a sei dal termine. La scelta alza il volume del possesso ospite, ma trova davanti un Pacheco Siqueira in versione saracinesca: almeno tre parate decisive a porta “larga”, letture perfette sulle linee interne e una presenza che tranquillizza il blocco difensivo. Nei rari momenti in cui il pallone filtra, la retroguardia etnea stringe le maglie sul secondo palo e pulisce l’area con i tempi giusti. In ripartenza, Drahovsky e Turmena hanno anche la palla buona per chiuderla definitivamente, ma la mira difetta di pochi centimetri. La sirena congela il 3-1 tra gli applausi.
La chiave sta nell’ordine con cui la Meta ha attraversato i tre momenti della gara. Dopo l’1-0 subito, niente frenesia: possesso paziente, uscite pulite dal primo pressing e scelte di tiro pulite, senza forzature. Una volta passata avanti, la squadra ha resistito alla tentazione di buttarsi a capofitto, preferendo proteggere le distanze tra i reparti e selezionare le transizioni. Nel finale, contro il power play di Milella, ha difeso l’area con principi chiari: diagonali sulle linee di passaggio, chiusura del secondo palo, corpo nel corridoio centrale. È qui che Siqueira ha fatto la differenza con interventi “pieni”, alzando il livello complessivo della fase difensiva.
Sul piano delle individualità, il copione è limpido. Turmena continua a essere l’ago della bilancia: gol, peso specifico nelle conduzioni, letture da giocatore totale. Giulio Musumeci ha spaccato la partita con una giocata che vale da sola il prezzo del biglietto e, insieme a Mario, ha dato quell’energia che serviva in assenza di Carmelo. Podda ha garantito lavoro sporco e profondità, Bocao e Brunelli hanno schermato bene la prima costruzione avversaria, Sacon ha offerto equilibrio nelle rotazioni. Dall’altra parte, Mantova ha mostrato struttura e idee, tenuta in quota dalle parate di Casassa e dalla partenza sprint, ma ha pagato un paio di letture sbagliate sul lato debole e la fatica di trovare la porta nel power play contro una Meta molto disciplinata.
Il contesto di classifica dà ulteriore valore al risultato. Vincere una partita così, con assenze pesanti e con l’avversario che si presentava con credenziali da “ostico”, vale più dei tre punti in chiave mentale. Tiene alto la barra dell’identità: pressione selettiva, qualità delle uscite, capacità di colpire con le giocate dei singoli dentro un impianto collettivo riconoscibile. È un patrimonio che la Meta ha consolidato col tempo e che oggi le consente di fronteggiare anche i piccoli imprevisti della gestione: l’assenza di un leader come Carmelo, la condizione non ottimale di Drahovsky, il rischio di “sporcarsi” nella partita di lotta.
Resta, in prospettiva, margine per fare meglio su due dettagli: la precisione nell’ultimo passaggio in ripartenza quando l’avversario schiera il portiere di movimento e la gestione dei falli nella prima metà di gara, dove un paio di controfalli gratuiti hanno regalato ossigeno a Mantova. Ma sono appunti dentro una prestazione che racconta una squadra solida e consapevole, capace di leggere i momenti e di piegarli al proprio favore.
La chiosa è semplice: primato consolidato, curva in crescita e un gruppo che sa fare risultato anche quando non ha tutti i suoi interpreti al 100%. Se il livello di attenzione resta questo e la produzione offensiva continua a trovare sbocchi sia dalle giocate di Turmena sia dall’energia dei gemelli, la Meta Catania ha tutte le carte per restare in alto. Oggi l’ha fatto con autorità, battendo un avversario scomodo e gestendo con maturità i minuti più delicati. È la firma delle squadre che vogliono contare fino in fondo.



