Il copione si ripete e fa male. A Cerignola il Siracusa costruisce, spreca, passa in vantaggio a inizio ripresa e poi si fa ribaltare: finisce 3-1, seconda rimonta subita in una settimana e terza sconfitta consecutiva in campionato. Buona la proposta offensiva per lunghi tratti, ma la fase difensiva continua a tradire la squadra di Turati nei momenti chiave.
Il primo tempo fotografa un Siracusa coraggioso e propositivo. Al 5’ un disimpegno errato di Greco regala a Guadagni un sinistro da ottima posizione: pallone fuori. All’11’ Puzone supera il portiere con un pallonetto sporco dopo un rimpallo, ma Cocorocchio salva sulla linea. Gli azzurri restano alti e al 32’ sfiorano ancora il vantaggio con il destro di Contini su servizio di Guadagni, a lato di poco. L’Audace si vede solo in ripartenza: al 35’ Cuppone scappa centralmente ma Bonucci lo ipnotizza. Nel recupero Russo non inquadra la porta, mentre Limonelli costringe la retroguardia pugliese a liberare in affanno. Intervallo sullo 0-0.
La gara si sblocca al 51’: punizione di Candiano, palla recapitata a Pacciardi che anticipa tutti, controlla di testa e incrocia di destro per lo 0-1. Il vantaggio dura poco. Al 57’ un lancio lungo di Martinelli pesca Cuppone sul filo, diagonale e 1-1. Il Siracusa reagisce al 60’ con una gran punizione di Valente, disinnescata in tuffo da Greco. Poi, però, la distrazione che costa la partita: a un quarto d’ora dal termine Emmausso s’inserisce coi tempi giusti e di testa gira sul palo lontano il 2-1. Gli azzurri accusano il colpo; al 79’ Cuppone sfiora il tris con un pallonetto che centra la traversa. All’83’ il neoentrato Di Paolo prova a riaprire i giochi, destro a lato. In pieno recupero, al 91’, ancora Cuppone brucia Pacciardi in velocità e chiude i conti: 3-1.
Il bilancio è impietoso: approccio, qualità delle trame e personalità non mancano, ma la squadra concede troppo alle prime transizioni avversarie e paga ogni sbavatura. Servono compattezza tra i reparti, gestione più lucida delle seconde palle e maggiore attenzione sulla profondità: finché la coperta dietro resta corta, l’atteggiamento offensivo non basta.



