Rimonta e sorpasso con Angiolini, poi il rosso pesa. Lindström trascina gli alabardati
Al PalaChiarbola la Teamnetwork Albatro esce sconfitta 34-30, ma dopo aver tenuto in bilico una partita che sembrava scivolare via già nel primo tempo. Trieste prende subito campo, costruisce un margine fino al +6 e va al riposo sul 18-14; Siracusa rientra con tutt’altra faccia, alza la difesa, ribalta l’inerzia e mette la testa avanti con Angiolini. L’espulsione diretta del numero 7 nell’azione successiva toglie però un riferimento tecnico e mentale alla squadra di Garralda: Trieste regge l’urto, sfrutta il momento e, negli ultimi cinque minuti, allunga in modo decisivo. Finisce 34-30, con molte indicazioni per entrambe.
La cronaca segue l’altalena del punteggio. Avvio di marca alabardata: ritmo alto, scelta dei tiri pulita, pochi palloni concessi in transizione. Lindström si accende presto da fuori, Esparon lavora bene fra le linee e Vanoli capitalizza gli spazi sul lato debole. L’Albatro fatica a togliere profondità all’attacco di casa e paga qualche imprecisione nella prima fase offensiva; quando prova ad alzare la cadenza, incappa in due contropiedi che danno respiro alla squadra di Carpanese. Il 18-14 dell’intervallo fotografa un primo tratto in cui la qualità al tiro di Trieste ha fatto la differenza.
Dopo il riposo cambia il copione. Siracusa alza di un metro la linea di pressione, scala con più sincronia sulle uscite dei tiratori di casa e, soprattutto, ritrova percentuali. Cirilo entra in ritmo con le conclusioni dal nove metri, Coutinho e Santos aprono corridoi con attacchi diretti al centro, Angiolini punisce le disattenzioni sul lato forte. In nove minuti l’Albatro cancella il gap e piazza il sorpasso proprio con Angiolini, fino a quel momento il più lucido nelle letture. La partita sembra girare, ma il rosso diretto allo stesso esterno — due minuti di inferiorità e assenza fino alla sirena — sposta di nuovo gli equilibri: Siracusa perde una valvola di sfogo e deve redistribuire responsabilità in un finale ad altissima intensità.
Trieste, scampato il break, torna ordinata. Parisato mette due possessi pesanti dal lato destro, Bendjilali si prende un fallo utile a rifiatare, Esparon trova il varco interno che mancava. L’Albatro resta agganciata con il solito Cirilo — 13 reti alla fine, miglior marcatore del match — e con il lavoro sporco di Vinci e Pereira, ma a cinque minuti dalla sirena un accoppiamento saltato e un attacco forzato aprono il parziale che indirizza la sfida: +3 Trieste, gestione oculata degli ultimi possessi e margine difeso fino al 34-30.
La lettura tattica restituisce due mezze partite. Nel primo segmento Trieste ha vinto il duello sulla selezione dei tiri: circolazione paziente, ricerca del tiro con i piedi per terra e uso mirato del cambio di passo di Esparon per piegare la prima linea siracusana. L’Albatro ha concesso troppo sulla prima palla e ha attaccato spesso in salita, perdendo ritmo alla seconda trasmissione. Nella ripresa, il 5-1 “elastico” di Garralda — più aggressivo sulle uscite e pronto a cambiare sul lato forte — ha tolto fiato ai tiratori di casa e ha acceso la transizione, con Cirilo e Coutinho a capitalizzare le seconde onde. Il rosso ad Angiolini ha imposto un riassetto che Siracusa ha assorbito con ordine, ma in un finale punto a punto è mancata la mano calda per restare a contatto nelle due azioni chiave.
I singoli pesano. Per Trieste, Lindström chiude con 10 reti e una continuità da leader; Esparon (7) aggiunge letture e fisicità, Vanoli e Parisato firmano marcature pesanti nei momenti di scollamento. Per l’Albatro, oltre ai 13 di Cirilo, vanno registrati i 6 di Angiolini, la generosità di Santos e il contributo a strappi di Coutinho. Riahi alterna interventi di sostanza a un primo tempo complicato dal volume e dalla pulizia dei tiri avversari: quando la difesa ha schermato meglio il nove metri, il portiere ha potuto incidere di più.
Sul piano mentale Siracusa incassa una sconfitta che non toglie nulla alla prestazione. Aver rimesso in asse una gara scappata via all’inizio dice di una squadra che ha dentro organizzazione e margini. Il passo successivo è evitare il “dopo-sorpasso” subito: gestire con freddezza il possesso successivo, non alimentare l’inerzia con scelte affrettate, tenere puliti gli accoppiamenti sulle uscite dei tiratori. In attacco, quando l’assenza di un esterno riduce il ventaglio, serve una soluzione rapida per non schiacciare Cirilo sull’isolamento centrale: o un gioco a due più continuo col pivot, o un timing più netto sulla doppia uscita per liberare la ricezione in corsa.
Il contesto aiuta a misurare il peso del risultato. Trieste conferma solidità e profondità, con rotazioni che hanno retto anche nei minuti di maggiore pressione siracusana. L’Albatro, pur senza punti, porta a casa segnali utili: la difesa “alta” funziona quando i tempi sono sincronizzati, la transizione può diventare un’arma stabile, la produzione dal nove metri non manca se la circolazione trova l’uomo giusto. Manca, ad oggi, la continuità sui 60 minuti e la gestione dei due-tre frangenti che spostano le partite.
Mercoledì al PalaCorso arriva Cassano per un infrasettimanale che vale doppio: classifica e identità. La strada è chiara: ripartire dal secondo tempo di Trieste, ripulire le scelte nei finali, limitare gli strappi concessi ai tiratori avversari. La prova del PalaChiarbola dice che l’Albatro è dentro le partite: trasformare questa sensazione in punti è il compito immediato.



