Un battito d’ali nei minuti decisivi, una porta sigillata al momento giusto, l’istinto dei leader quando la partita brucia. Il TeLiMar inaugura la sua stagione alla “Pietro Giliberti” di Terrasini con una vittoria pesante, 8–6 sulla Training Academy Olympic Roma, al termine di una sfida aspra, tattica, spesso spezzettata, che si è decisa soltanto negli ultimi tre giri d’orologio. Lì i palermitani hanno trovato le spallate di Muscat e il colpo da capitano di Marcello Giliberti, dopo aver a lungo sbattuto contro l’ottimo De Michelis e dopo aver visto l’Olympic mettere il naso avanti sul 5–6 con Ciotti.
Il clima è quello delle grandi occasioni: impianto esaurito nei suoi 160 posti, esordio davanti alla gente dell’Addaura e un avvio contratto che racconta bene la posta in palio. L’Olympic rompe il ghiaccio alla prima superiorità con Mirarchi, ma la risposta del TeLiMar è immediata e muscolare: Saveljic in controfuga pareggia a uomini pari, poi illumina la vasca con una palomba che scavalca De Michelis per il 2–1 che chiude il primo tempo. È un vantaggio fragile, costruito sulle parate di Massaro e su una difesa che, pur concedendo poco, soffre nelle rotazioni.
La seconda frazione rimette tutto in asse. Barigelli colpisce presto, Massaro si esalta neutralizzando un rigore a De Robertis — il terzo parato dal ligure da inizio campionato — ma a 50 secondi dall’intervallo è proprio De Robertis a trovare la zampata del sorpasso: 2–3 all’half time, sensazione netta che la partita vivrà di microstrappi e nervi.
Il terzo tempo è la risposta tecnica del TeLiMar. Muscat si libera della marcatura in superiorità e fa 3–3. Saveljic firma la sua tripletta, Lo Dico capitalizza un’altra extra–player per il +2, poi ancora De Robertis accorcia con freddezza. Il tabellone dice 5–4 per i padroni di casa e, soprattutto, dice che l’inerzia è tornata a sud, pur con percentuali in superiorità fin lì deficitarie (alla fine sarà 3/13, dato su cui lavorare).
L’ultimo quarto è una montagna russa. De Robertis, il migliore dei capitolini, pesca l’angolo del 5–5; Ciotti ribalta tutto in pochi secondi per il 5–6 che gela Terrasini. Qui la partita misura la tenuta mentale del TeLiMar. Muscat — al secondo anno in calottina palermitana — si prende la responsabilità, sfrutta un uomo in più e rimette la barra dritta: 6–6. La vasca si accende, le braccia bruciano, le letture contano più delle gambe. Ancora Muscat, con la mano calda, trova il sorpasso del 7–6. E quando il margine è un filo, è Giliberti a strappare la palla dentro i due metri e a firmare l’8–6 che chiude i conti. Il resto è controllo, ordine difensivo e l’ennesima parata di Massaro a mettere il timbro su una serata in cui il portiere ligure è stato, ancora una volta, barometro emotivo oltre che tecnico.
A fine gara Marco Gu Baldineti non fa sconti all’analisi. Ammette un inizio “teso e poco lucido”, sottolinea la prestazione difensiva dell’Olympic e di De Michelis, ma rivendica la prova corale dei suoi nella tempesta del quarto tempo: gli automatismi sono da oliarsi, la gestione dei momenti critici può e deve crescere, ma la reazione — soprattutto quando Roma ha messo la testa avanti — è quella di una squadra. Saveljic e Muscat firmano sei gol in due e tengono la rotta; dietro, Massaro para un rigore e molti palloni che pesano come macigni.
Dalla tribuna, il presidente Marcello Giliberti fotografa il bicchiere: seconda vittoria consecutiva, un avversario ostico, troppo spreco in attacco ma carattere quando contava. “Lineari, di squadra”: sono le parole–chiave che accompagnano il TeLiMar verso la trasferta più impervia del calendario, sabato a Brescia, casa di una delle candidate allo scudetto. È lì che misurerà la profondità del proprio repertorio: ritmo, superiorità più produttive, la capacità di reggere l’urto fisico e mentale contro chi detta gli standard del campionato.
Restano i numeri a sigillare il racconto. Parziali 2–1, 0–2, 3–1, 3–2; triplette per Saveljic e Muscat, un gol a testa per Lo Dico e per lo stesso Giliberti. Per l’Olympic, tre firme di De Robertis — con un rigore sbagliato e l’uscita per limiti di falli nel finale — più le reti di Mirarchi, Ciotti e Barigelli. Superiorità: TeLiMar 3/13 (più il penalty parato da De Michelis su Muscat nel quarto periodo), Olympic 2/9 (più il rigore stoppato da Massaro nel secondo). Arbitri Piano e Alfi, delegato Centineo, 160 spettatori a riempire ogni ordine di posto.
Non è stato un concerto, è stato un braccio di ferro. E proprio per questo vale doppio: perché consegna al pubblico di Terrasini un TeLiMar capace di soffrire, raddrizzare la bussola e colpire al momento di decidere. In A1, dove ogni possesso pesa, sono segnali che fanno classifica e identità. Ora il respiro si fa corto: c’è Brescia all’orizzonte. Ma il viaggio, per adesso, resta a punteggio pieno.



