A2 femminile, secondo turno: la Passalacqua soffre, cambia marcia dopo l’intervallo e chiude con autorità
Buzzanca: “Vittoria di testa e cuore, abbiamo trasformato la difesa in attacco”
La Passalacqua Ragusa vince a Trieste 82-74 nel secondo turno di Serie A2 femminile e firma un successo pesante per modalità e contesto. Gara intensa, con punte di fisicità al limite, spezzata da un terzo quarto di alto profilo ibleo: parziale di 26-14 che ribalta l’inerzia dopo un primo tempo favorevole a Futurosa (46-42 all’intervallo). Finali di periodo: 22-21 Ragusa al 10’, 46-42 Trieste al 20’, 68-60 Ragusa al 30’, 82-74 al 40’. Le firme principali sono di Moriconi e Labanca (15 a testa) e di Stroscio (14), mentre Johnson, gravata presto di tre falli, resta a lungo condizionata ma chiude comunque in doppia cifra (12).
L’avvio racconta una Trieste aggressiva e ben piantata sulle proprie certezze. Mura apre con Miccoli, Maza, Srot, Donato e Cressati; Buzzanca risponde con Stroscio, Moriconi, Cedolini, Labanca e Johnson. Sotto le plance, nella prima metà di gara, Ragusa crea vantaggi chiari, ma paga un dato che pesa: i liberi. Il 5/15 complessivo nei due quarti iniziali è un macigno che impedisce alla Passalacqua di scappare quando domina in area. Trieste resta così in scia, poi mette il muso avanti grazie alla mano calda di Srot dall’arco in momenti complicati: tre triple su quattro tentativi prima del riposo, ossigeno puro per le padrone di casa.
Il primo break vero lo costruisce Futurosa nel secondo quarto, quando eleva il contatto sul portatore e punisce gli errori di gestione iblei. Ragusa perde palloni banali in uscita, Trieste ringrazia e gira all’intervallo sul 46-42 dopo un 25-20 che fotografa l’inerzia. Nel frattempo Johnson è già a quota tre falli: Buzzanca la richiama e ricalibra rotazioni e assetti, chiedendo responsabilità extra a Labanca e minutaggio più profondo al pacchetto esterne.
La svolta esce dagli spogliatoi. Cambiano le difese iblee, cambiano soprattutto le distanze tra i reparti. Ragusa alza il livello dell’attività sulle linee di passaggio, porta un aiuto più corto sul lato forte, accorcia il campo e “accende” il suo attacco correndo meglio. L’opzione con tre piccole, accompagnata dal lavoro di Narviciute a contenere Katshitshi, produce immediatamente dividendi. La Passalacqua tiene il primo palleggio, forza Trieste a esecuzioni più sporche e ribalta il ritmo del match.
Il terzo periodo è la chiave tecnica e psicologica della partita. Il 26-14 di parziale nasce da difesa e rimbalzo: 37 rimbalzi totali Ragusa contro i 30 di Trieste, con controllo del ferro che diventa piattaforma per corse secondarie e trailer ben serviti. Stroscio è puntuale nel punire gli aiuti, appena vede spazio in angolo colpisce dall’arco con pulizia di piedi e tempi; Moriconi alterna regia e soluzione personale, attacca il closeout e genera vantaggi; Labanca resta un riferimento costante, sia per letture che per presenza nelle pieghe della gara. A 10’ dalla fine Ragusa è avanti 68-60 e, pur con margine non di sicurezza, ha in mano l’inerzia.
Trieste però non molla. L’ultimo quarto ricomincia con il pressing sulle portatrici e due fiammate che riaprono il punteggio: canestro di Donato e palla rubata da Miccoli, Futurosa torna a -2 e la palestra s’infiamma. Qui la Passalacqua sceglie la via della doppia regia: dentro insieme Moriconi e Mazza, con Stroscio a completare un perimetro di manovra e pressione. La risposta è immediata: in due minuti Labanca, Mazza e Stroscio costruiscono un 10-2 che spezza definitivamente la resistenza locale e fissa un solco che non verrà più colmato. Il 14-14 dell’ultima frazione fotografa un finale gestito con ordine, nonostante l’uscita per cinque falli di Mazza da un lato e di Miccoli dall’altro.
Le percentuali di tiro raccontano più della semplice fotografia. Trieste chiude con 21/46 da due (45%) e 6/17 da tre (35%), dato solido per un primo tempo propositivo ma frenato nella ripresa dalla maggiore pressione iblea sul perimetro. Ragusa risponde con 24/37 da due (64%) e 7/16 da tre (43%): efficienza in area e selezione pulita dall’arco quando la palla viaggia con i tempi giusti. La spina nel fianco resta la lunetta: 13/27, un 48% che, se normalizzato, avrebbe potuto sterilizzare la sofferenza di metà gara. Trieste fa invece 14/22 ai liberi, l’81% che tiene vive le speranze finché il fiato regge. Il confronto a rimbalzo premia Ragusa 37-30, mentre il capitolo possessi è ambivalente: le 25 palle perse iblee sono tante e spiegano le fiammate di Futurosa, ma i 14 assist contro i 9 di Trieste mostrano la differenza di fluidità quando la Passalacqua trova ritmo.
Sulle interpreti, il tabellino consegna gerarchie chiare. Per Ragusa, Moriconi e Labanca toccano quota 15 con leadership complementari: la prima nei tempi di gioco, la seconda nelle giocate di rottura e nella continuità. Stroscio firma 14 pesanti e mette ordine nelle letture; Johnson, limitata dai falli, porta comunque 12 punti e costringe adattamenti difensivi costanti. Mazza aggiunge 10 e presenza, poi si ferma per falli; contributi di sostanza da Cedolini, Narviciute, Olodo e Di Fine, utili nel tenere compatto il blocco e nel dare respiro alla batteria esterne. In casa Trieste il riferimento interno è Katshitshi con 14, affiancata dalle doppie cifre di Maza (13), Miccoli (12), Donato e Srot (10), quest’ultima chirurgica dall’arco nella prima parte.
La lettura di Mara Buzzanca va diritta al punto. La coach ammette le difficoltà iniziali contro l’aggressività e le “mani addosso” di Trieste, sottolinea le troppe palle perse dei primi due quarti e soprattutto la svolta arrivata quando la difesa è salita di colpi. “Abbiamo preso l’energia in difesa e l’abbiamo trasformata in attacco” è la sintesi più efficace di un terzo periodo in cui Ragusa ha accorciato la coperta, ha accettato il contatto e ha scelto con maggior efficacia le soluzioni migliori. C’è anche il capitolo imprevisti: l’assenza pesante di Consolini, l’influenza che ha attraversato il gruppo in settimana e il recupero in extremis di Mazza, tornata ad allenarsi solo da giovedì. In questo quadro, l’impatto mentale diventa elemento qualificante del successo.
Sul piano tattico, due snodi spiegano la partita. Il primo è la gestione del pick and roll centrale: nella ripresa Ragusa alterna cambi, show corti e contenimento, negando linea di galleggiamento a Maza e sporca le ricezioni profonde di Katshitshi con l’aiuto di Narviciute. Il secondo è l’aggiustamento sulla prima trasmissione di Trieste: con due play contemporaneamente, la Passalacqua alza qualità del primo passaggio e riduce gli attacchi in ritardo che avevano prodotto perse sanguinose. Da lì arrivano tiri aperti, penetrazioni con scarico e un controllo del ritmo finalmente proattivo.
Restano, comprensibilmente, le cose da limare. La gestione dei falli di Johnson va interiorizzata per diluirne l’impatto; ai liberi servirà un progresso deciso per evitare che serate così restino aperte più del necessario. Ma la risposta collettiva nelle difficoltà, la distribuzione dei punti e la capacità di alzare l’asticella difensiva dopo l’intervallo offrono segnali solidi. Trieste esce battuta ma non ridimensionata: scelta del contatto coerente, mano perimetrale valida e mentalità da squadra che sa quando alzare il volume, come dimostrano le 18 palle recuperate.
La chiusura è di prospettiva. La Passalacqua porta a casa due punti che possono pesare lungo la stagione, perché arrivano su un campo caldo, contro un avversario organizzato e dentro una settimana complicata. La traccia su cui proseguire è quella del terzo quarto: identità difensiva forte, corsa in transizione e perimetro responsabilizzato. Se le percentuali dalla lunetta si allineeranno e la gestione dei possessi verrà asciugata, l’inerzia costruita a Trieste potrà diventare continuità. Per Futurosa, la certezza di essere nel gruppo che lotta: con un filo di lucidità in più nei momenti chiave, la gara avrebbe potuto prendere un’altra piega. In A2, però, i dettagli contano: a Trieste li ha governati Ragusa.



