Un punto strappato con i denti, nel modo più bello: all’ultimo respiro e in inferiorità numerica. La rimonta del Milazzo sul campo della Gelbison finisce in un 1-1 che vale più della semplice classifica: è un messaggio di temperamento, di tenuta mentale, di fede nel risultato fino al 90’+2. Dopo il vantaggio cilentano firmato da Liurni e un secondo tempo vissuto con un uomo in meno per l’espulsione di Runza, i rossoblù di Catalano non si sono arresi: palo di Pipitone a suonare la carica e, sulla ripartenza successiva, il tap-in a porta spalancata di Currò sull’assist orizzontale di Di Piedi. È la fotografia perfetta di una squadra che resta attaccata alla partita, qualunque cosa accada.
La sfida nasce tattica, con la Gelbison che cambia tanti interpreti rispetto al turno precedente e prova a palleggiare per abbassare i giri del Milazzo. I mamertini si assestano subito, compatti tra le linee, e aspettano il momento per colpire. La prima vera crepa arriva però dalla parte sbagliata: al 36’ Liurni riceve defilato e incrocia un diagonale chirurgico che sorprende Mileto sul secondo palo. Uno a zero e inerzia ai padroni di casa.
Qui il Milazzo mostra la sua prima, importante reazione. Nel giro di sessanta secondi costruisce due palle-gol da manuale: sulla prima è Franchina a staccare bene in area, ma un salvataggio sulla linea nega la gioia del pari; sulla seconda è Samba, aiutato dal palo, a dire di no alla conclusione a botta sicura. L’intervallo arriva con i rossoblù sotto, ma con la consapevolezza di essere vivi e dentro il confronto.
La ripresa è una sfida di nervi. La Gelbison cerca il raddoppio per chiuderla (ancora Liurni e poi Langella), il Milazzo si difende con ordine e prova a risalire il campo sfruttando le corse degli esterni. Al 73’ la partita sembra girare contro i siciliani: Runza, già ammonito, prende il secondo giallo e lascia i compagni in dieci. È il momento in cui tante squadre si rassegnano. Il Milazzo no. Catalano rivede le distanze, stringe il blocco, chiede ai suoi di alzare il baricentro a ondate e di crederci fino in fondo.
Il finale, infatti, è tutto a tinte mamertine. All’89’ Pipitone inventa un destro a giro dal limite che bacia il palo alla destra di Samba: il rumore del legno diventa carburante emotivo per la spinta conclusiva. La Gelbison prova a congelare il possesso, ma proprio quando il cronometro entra nel secondo dei cinque minuti di recupero, il Milazzo trova la giocata che ribalta la serata: transizione veloce sulla corsia destra, Di Piedi guarda l’area e calibra un rasoterra perfetto che attraversa lo specchio; sul secondo palo sbuca Currò, lucidissimo a mettere dentro da due passi. 1-1, braccia al cielo e un boato che copre i rimpianti di tutta la gara.
Conteggi e sensazioni si intrecciano. Da una parte resta l’amarezza per non aver trasformato prima una delle chance costruite, dall’altra la soddisfazione per un punto guadagnato in condizioni avverse, contro una squadra di rango e su un campo complicato. La lettura tecnica racconta di un Milazzo che ha sofferto senza sbandare, che ha saputo reggere l’urto quando la Gelbison ha alzato il ritmo e che, soprattutto dopo il rosso, ha avuto la forza di alzare il pressing e di riempire l’area con coraggio.
I singoli fotografano la trama. Mileto paga un diagonale imparabile ma resta attento nelle uscite; Franchina sfiora un gol pesantissimo nel primo tempo; Pipitone accende il finale con il palo che cambia l’aria; Di Piedi ha la freddezza dell’uomo d’esperienza nel servire il pallone della vita; Currò incarna l’istinto del nove nell’appuntamento col secondo palo. E dietro, in dieci, il lavoro oscuro di tutti fa la differenza: raddoppi puntuali, linee corte, pochi fronzoli.
In termini di classifica è un punto che muove e motiva. In termini di identità vale anche di più: dice che questo Milazzo, al netto degli errori e delle fasi opache, ha pelle spessa e testa appesa al filo della partita fino all’ultimo secondo. La prossima uscita offrirà un’altra misura del percorso, ma la notte cilentana lascia un’eredità chiara: quando c’è compattezza, quando si attacca il secondo palo con convinzione e quando le gambe tremano ma la mente resta lucida, si può trasformare una sconfitta annunciata in un pareggio che profuma di vittoria.



