Derby amaro per gli iblei: il cuore non basta contro un avversario cinico. Gigante, Aperi e Tuccio firmano il blitz, inutile il rigore finale di Memeo. Lucenti: “Strada in salita, ma siamo vivi”.
Si ferma all'”Aldo Campo” la rincorsa del Ragusa, costretto a cedere il passo a un Gela corsaro e spietato in una domenica che lascia in dote tanto rammarico ma nessuna rassegnazione. Nella delicata sfida salvezza del campionato di Serie D, la formazione allenata da Gaetano Lucenti paga a caro prezzo un primo tempo sottotono, venendo punita 2-3 da un avversario che ha dimostrato maggiore lucidità nei momenti chiave del match. Una sconfitta che brucia per il risultato, ma che non cancella i progressi mostrati nelle ultime settimane da una squadra che ha dimostrato di voler vendere cara la pelle fino all’ultima giornata.
L’approccio alla gara è stato tutto di marca ospite. Il Gela ha interpretato il derby con aggressività e personalità, mettendo subito alle corde i padroni di casa. La pressione biancazzurra ha prodotto i suoi frutti già nella prima frazione di gioco, chiusa con un doppio vantaggio che sembrava una sentenza anticipata: le reti di Gigante e Aperi hanno mandato le squadre negli spogliatoi sullo 0-2, gettando un’ombra pesante sulle speranze ragusane.
Tuttavia, chi si aspettava un Ragusa arrendevole è rimasto deluso. Dagli spogliatoi è uscita una squadra trasformata, rabbiosa e determinata a riaprire i giochi. Sono bastati due minuti della ripresa ad Accetta per trovare il gol dell’1-2 e riaccendere l’entusiasmo dell’impianto ibleo. Da quel momento è iniziato un vero e proprio assedio, con i padroni di casa proiettati in avanti alla ricerca del pari e il Gela rintanato a difendere il risultato, pronto a colpire di rimessa. E proprio nel momento di massimo sforzo ragusano, a dieci minuti dal termine, è arrivata la doccia fredda: Tuccio ha trovato il varco giusto per siglare il 3-1, il gol che di fatto ha chiuso la contesa. L’orgoglio azzurro ha prodotto nel recupero il rigore trasformato da Memeo per il definitivo 2-3, utile solo per le statistiche e per l’onore delle armi.
Guardando la classifica, però, il danno è limitato. I risultati dagli altri campi sorridono a metà: le sconfitte di Paternò e Castrumfavara e i pareggi di Acireale e Messina lasciano immutati i distacchi nella bagarre per la permanenza nella categoria. Il Ragusa resta in zona retrocessione, la strada è “irta e in salita”, come confermano gli addetti ai lavori, ma lo spirito combattivo visto nel secondo tempo è il carburante necessario per continuare a credere nell’impresa. La salvezza non è un miraggio, ma una battaglia che questo gruppo sembra pronto a combattere ancora.



