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Futsal

Futsal A2 Élite. Mascalucia Canicattì finisce a reti inviolate

Matteo Scuderi
Last updated: Ottobre 26, 2025 2:23 am
Matteo Scuderi
8 Min Read
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Mascalucia C5, primo punto e porta inviolata: 0-0 nel derby con l’Atletico Canicattì

Al “Pala Wagner” gara maschia e equilibrata: legni di Sainz e Lo Faro, occasioni per Danilo Longo e Urso. Incatasciato incassa segnali di solidità

Mascalucia interrompe la striscia di sconfitte e muove la classifica: finisce 0-0 il derby con l’Atletico Canicattì di Mittelmann, davanti a circa duecento spettatori al “Pala Wagner”. Un risultato inusuale per il futsal, ma che fotografa l’equilibrio di una sfida intensa, spezzettata dai falli e decisa da dettagli. Per Incatasciato arrivano il primo punto della stagione e la prima partita senza subire gol; per gli ospiti resta il rammarico per le occasioni non capitalizzate e un palo colpito nella ripresa.

L’avvio rispetta il canovaccio delle gare tese: squadre raccolte, linee corte, scambi rapidi per trovare un varco sul lato debole. Il Mascalucia parte meglio sul piano della fluidità e costruisce due palle gol con Danilo Longo. Nella prima l’esterno entra alle spalle della difesa e si presenta a tu per tu con il portiere, ma l’esecuzione non è pulita; nella seconda prova il destro d’esterno, senza trovare lo specchio. L’Atletico Canicattì risponde in transizione con Urso, che prima tenta un pallonetto morbido sopra Lo Faro e poi, nel finale di tempo, non inquadra la porta su un “rigore in movimento” costruito dal lato destro. L’estremo etneo è attento anche sulla conclusione a girare di Simao diretta all’incrocio: mano aperta e palla in angolo. La girandola di cambi ordinata da Mittelmann non scardina l’ordine della retroguardia di casa, con D’Arrigo e Douglas puntuali nelle chiusure e nel proteggere l’area del secondo palo.

La partita si accende a ondate, ma il cronometro corre tra interruzioni e fischi: molti falli, alcuni contestati, spezzano il ritmo e impediscono a entrambe le squadre di dare continuità al possesso. In questo contesto diventa decisiva la lettura delle seconde palle e il lavoro dei portieri: Lo Faro guida la linea e alza il livello nelle uscite, Del Ferraro governa l’area piccola quando Mascalucia riesce a rifinire sul fondo. Si va al riposo senza reti, ma non senza contenuti: la sensazione è che un episodio possa indirizzare il match.

La ripresa alza la temperatura. L’Atletico rientra più verticale e colpisce subito un legno: Sainz, servito con i tempi giusti da Messina, calcia a botta sicura ma la palla bacia il palo e torna in campo. Il brivido non sposta l’atteggiamento del Mascalucia, che resta compatto e prova a colpire con palla inattiva. Douglas trova la coordinazione giusta su uno schema da calcio da fermo, ma la difesa biancorossa si chiude in tempo e respinge in area piccola. Le ripartenze si moltiplicano da una parte e dall’altra, senza che il punteggio si sblocchi: mancano l’ultimo passaggio e la freddezza nel piede per trasformare possesso in gol.

Nel finale si entra nella porzione di gara in cui spesso decidono i numeri uno. Lo Faro salva due volte di seguito su Gonzalez e Sainz, leggendo in anticipo il corpo dell’avversario e accorciando lo spazio di tiro. Sul ribaltamento successivo, l’azione che può riscrivere la storia del derby: il portiere etneo, visto Del Ferraro fuori dai pali, calcia lungo dalla propria metà campo e centra in pieno la traversa. Il “Pala Wagner” trattiene il fiato; l’onda dell’entusiasmo non basta, però, a forzare la porta dell’Atletico. Ultimi possessi, ultime scivolate preventive, e triplice fischio su uno 0-0 che vale più per i contenuti che per la statistica.

La lettura tattica premia la disciplina. Il Mascalucia ha tenuto in mano il filo difensivo per quaranta minuti effettivi, concedendo poco tra le linee e proteggendo con ordine il secondo palo, dove il futsal, spesso, si decide. La pressione sulla prima costruzione è stata selettiva e funzionale, senza scoprire la profondità: quando c’era da stringere il campo, il blocco si è mosso insieme; quando c’era da scappare all’indietro, il reparto ha retto le corse senza scomporsi. In avanti sono mancate la scelta e il dettaglio: due contro uno gestiti con un tempo di passaggio in più, conclusioni affrettate su piede debole, un paio di situazioni da palla inattiva che avrebbero richiesto un cross più teso sul secondo palo. Ma il segnale, per Incatasciato, è di quelli che contano: la squadra oggi è stata dentro la partita dal primo all’ultimo possesso, mentalmente e fisicamente.

L’Atletico Canicattì ha mostrato struttura e un’identità chiara: rotazioni frequenti per tenere alto il ritmo, ricerca costante di Messina tra le linee per attivare gli attaccanti, aggressività misurata sui raddoppi laterali. Urso ha dato profondità, Sainz ha acceso il lato debole con movimenti puntuali, Simao ha costretto Lo Faro al volo d’istinto. È mancato il colpo, che avrebbe probabilmente indirizzato la partita quando l’inerzia sembrava biancorossa. Il palo di Sainz è il confine tra un pomeriggio in controllo e due punti lasciati sul parquet.

La gestione arbitrale, attenta ma chiamata a fischiare spesso, ha inevitabilmente influito sul flusso del gioco: tante interruzioni e un numero di ammoniti che testimonia l’agonismo del derby (per il Mascalucia sanzionati Danilo Longo, Licciardello e Douglas; per il Canicattì Urso e Fuschi). In cronotavola Salvatore Pagano, in giacchetta Michele Romeo e Davide Zingariello: trio che ha retto una partita nervosa senza scivolare nella frammentarietà.

Il contesto resta quello di una squadra che si gioca la salvezza su ogni possesso. Per questo il punto odierno vale doppio: spezza il gelo della classifica, rinforza la fiducia del gruppo e certifica che, con questo livello di attenzione, i margini per crescere ci sono. La compattezza vista al “Pala Wagner” è la base su cui costruire le prossime settimane: precisione nelle uscite sul pressing, qualità nell’ultimo passaggio, sfruttamento maggiore delle palle inattive. Il futsal premia chi sbaglia meno e chi ripete meglio i gesti: oggi Mascalucia ha sbagliato il giusto dietro e ha ripetuto bene le letture difensive; davanti è mancato un centimetro, una scelta, un rimbalzo.

La chiusura è una prospettiva, più che un congedo: questo 0-0 non ha il colore dell’occasione perduta, ma quello del punto di ripartenza. Incatasciato ritrova una squadra presente, capace di soffrire e di restare lucida; il resto, a cominciare dalla concretezza sotto porta, arriverà lavorando sugli stessi principi che oggi hanno protetto la porta di Lo Faro. Nel futsal le reti le accendono i dettagli; quando i dettagli difensivi iniziano a girare, anche quelli offensivi, col tempo, si allineano.

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ByMatteo Scuderi
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Matteo Scuderi, nato nel 1976, è un assicuratore con l'hobby della scrittura. Collabora con Meridio Post e Catania Post, dove si occupa di cronaca, cultura, economia e storia. La sua passione per lo sport lo porta a scrivere anche per Sport in Sicilia, concentrandosi sul panorama sportivo catanese, in particolare sul Catania Calcio, la Meta Catania di futsal, la Cosedil di volley e le squadre di pallanuoto maschili e femminili.
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