C’è chi dice che il calcio sia fatto di schemi e tattiche, e chi, come il Siracusa visto oggi, dimostra che a volte è il cuore a dettare legge. In un “Nicola De Simone” ribollente di passione, gli azzurri di mister Marco Turati hanno compiuto l’impresa che non ti aspetti, o forse quella che una piazza intera sognava per scacciare i fantasmi delle turbolenze societarie e delle voci di mercato. Contro una Salernitana costruita per dominare, il Siracusa non ha solo vinto: ha convinto, divertito e, a tratti, dominato, chiudendo con un 3-1 che profuma di svolta e di salvezza diretta.
La cronaca diventa epica già prima del fischio d’inizio. Un problema alla rete ritarda l’avvio, ma è solo la quiete prima della tempesta azzurra. Pronti, via: non passa nemmeno un minuto e la partita si infiamma. Di Paolo, lanciato nella mischia dal primo minuto al posto di Parigini, ripaga la fiducia del tecnico con una giocata da cineteca. Riceve palla da Limonelli, ubriaca Villa con un dribbling secco e lascia partire un tiro a giro che non lascia scampo a Donnarumma. È l’1-0, è l’urlo liberatorio di uno stadio intero.
Il Siracusa gioca sul velluto, leggero di testa e pesante nelle gambe. La Salernitana, stordita, barcolla come un pugile suonato. Di Paolo sfiora il bis poco dopo, divorandosi un gol a porta vuota, ma è il segnale che oggi, lì davanti, si balla. I Leoni mordono le caviglie, Puzone e Contini dialogano che è una meraviglia e la difesa campana è costretta agli straordinari per non affondare subito. Gli ospiti provano a rialzare la testa col passare dei minuti, affidandosi a Ferrari e Achik, ma la mediana di Turati è un orologio svizzero: ordine, pressing e ripartenze.
La legge del “De Simone” colpisce ancora al 39′. È il momento in cui la pressione si trasforma in gloria: Puzone, instancabile, aggredisce Villa e serve Contini. Il bomber non perdona e scarica in rete un tiro letale che vale il raddoppio e la sua quarta perla stagionale (anche se il tabellino ufficiale attribuirà la marcatura a Limonelli, la sostanza della festa azzurra non cambia). Sembra finita, ma il calcio è strano: nel recupero del primo tempo, Achik pesca dal cilindro una magia che riapre i giochi, gelando momentaneamente l’entusiasmo.
Ma questo Siracusa ha qualcosa di speciale nello spirito. Dagli spogliatoi non esce una squadra impaurita, ma una belva ferita pronta a chiudere i conti. Minuto 49: capitan Candiano decide che è ora di mettere le cose in chiaro. La sua conclusione dalla lunghissima distanza è un missile terra-aria che sorprende Donnarumma e si insacca per il 3-1. È l’apoteosi. I quattromila sugli spalti capiscono che la “corazzata” è affondata.
La reazione della Salernitana è nervosa e sfortunata, con una traversa colpita da Iervolino che fa tremare la porta di Farroni, ma il destino del match è segnato. L’espulsione di Arena al 76′ è l’ultimo atto di resa degli ospiti. Nel finale, Turati gestisce uomini ed energie, mentre il pubblico accompagna ogni passaggio con gli “olè”.
Al triplice fischio è festa grande. Il Siracusa di Marco Turati, tra mille difficoltà esterne, risponde sul campo con una prestazione maiuscola, uscendo per la prima volta in stagione dalla zona playout. Una vittoria di gruppo, di rabbia e di talento che lancia un messaggio chiaro al campionato: i Leoni sono vivi e ruggiscono più forte che mai.



