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Basket

Alcamo spreca troppo e cede ad Ancona

Redazione
Last updated: Ottobre 12, 2025 7:41 pm
Redazione
8 Min Read
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alcamo ancona
prime video

Vantaggio 21-17 dopo 10’, poi blackout nel secondo quarto (20-5) e fuga marchigiana
Nikolic 13, Thiam 11: il 16/75 dal campo condanna le siciliane

La Sicily by Car Alcamo esce sconfitta dal “PalaRossini” (61-42) al termine di una gara dai due volti: brillante nel primo quarto, opaca e imprecisa nel resto della serata. Le Basket Girls Ancona ribaltano l’inerzia con un secondo periodo da 20-5, vanno all’intervallo sul 31-26, allungano nel terzo parziale (48-32) e chiudono sul +19. Per le ragazze di coach Ferrara pesano percentuali da matita rossa: solo 16 canestri su 75 tentativi complessivi, un dato che vanifica la buona presenza a rimbalzo (47 catturati) e racconta la fatica nel trasformare volume in sostanza.

L’avvio è incoraggiante per Alcamo. La palla viaggia con più fluidità rispetto alle uscite recenti, il pick and roll alto innesca letture utili e le esterne trovano ritmo: il 17-21 del primo quarto nasce da attacchi rapidi, tiri piedi per terra e qualche soluzione profonda per Thiam. Nikolic entra presto in partita, Vella e Schena aggiungono sostanza, la difesa tiene il primo urto di Ancona limitando le ricezioni comode in area. È la fotografia di un piano gara preparato con logica: occupare il lato debole, correre dopo ogni stop e non concedere tiri puliti dal mid-range.

La partita svolta al rientro in campo per il secondo periodo. Ancona alza un giro di pressione sulla palla, sporca le linee di passaggio e ne ricava transizioni e canestri “facili” che cambiano il punteggio e l’inerzia. Il 20-5 delle padrone di casa è la somma di vari fattori: Alcamo forza conclusioni nei primi secondi, si affida troppo al perimetro senza vantaggi reali, spreca due possessi su rimesse e, soprattutto, smarrisce la pazienza nel lavorare il post basso. La forbice si apre perché le marchigiane muovono meglio il pallone e attaccano con continuità il ferro; la differenza nei punti in area (43-24 per Ancona) prende corpo già qui, segnale chiaro di una superiorità nel pitturato che resterà il tema della serata.

All’intervallo il 31-26 restituisce equilibrio apparente, ma la sensazione è che la sfida si sia spostata sul piano fisico ed emotivo. Il terzo quarto lo conferma: Ancona mantiene il controllo dei tabelloni nella propria metà campo, costringe Alcamo a extra-pass lenti e tiri contestati allo scadere; dall’altra parte appoggia con costanza vicino al canestro, sfruttando tagli dal lato debole e accoppiamenti favorevoli dopo i cambi difensivi. Il 17-6 per la panchina marchigiana misura la profondità della rotazione e pesa nei break di metà tempo, quando le siciliane pagano un calo di lucidità sulle uscite dei blocchi e concedono secondi possessi che, pur senza cifre eclatanti, tolgono ossigeno alla rimonta. Al 30’ il tabellone dice 48-32: margine robusto, inerzia ben definita.

Nell’ultimo quarto Alcamo prova a rimetterci energia. La squadra torna a schierarsi con due lunghe per toccare più vernice e guadagnare tiri liberi, ma la serata resta storta: anche le conclusioni ben costruite non entrano, le penetrazioni vengono assorbite dal collasso dell’area e le percentuali non si sbloccano. Ancona gestisce senza affanni, alterna uomo e zona per spezzare il ritmo e conserva un vantaggio sempre oltre le tre possessi pieni, fino al 61-42 finale che fotografa la diversa efficienza delle due metà campo.

La lettura tecnica è lineare. Alcamo costruisce 75 tiri, segno di un volume offensivo non trascurabile, ma converte pochissimo. Il 16/75 complessivo (con punte di sofferenza anche dalla media) certifica problemi di selezione e di esecuzione: piedi non sempre a posto, tiri in ritmo rari, scarichi che arrivano un tempo in ritardo. La squadra produce 47 rimbalzi, indice di presenza sotto canestro, ma non capitalizza né in seconda chance né in corsa aperta perché le percentuali rimangono basse e il contropiede primario si alimenta poco. Dall’altra parte, Ancona domina il pitturato (43-24 nei punti in area), segno che il primo contatto è quasi sempre delle marchigiane e che i tagliafuori siciliani non hanno avuto continuità quando contava.

Sul piano individuale spiccano i 13 punti di Nikolic, determinata a prendersi responsabilità quando l’attacco si è inceppato, e gli 11 di Thiam, riferimento interno che, però, ha dovuto fare i conti con raddoppi costanti e spalle spesse vicino al ferro. Schena e Vella danno un contributo da sei punti a testa e minuti di corsa, Caliendo firma una tripla importante nel primo momento di scollamento. Dall’altra parte, la distribuzione marchigiana è più ampia e, soprattutto, più continua dalla panchina: il 17-6 maturato dalle seconde linee marchigiane è lo scarto che, a parità di sforzo, indirizza il parziale di mezzo e spegne i tentativi di rientro.

La serata lascia spunti chiari per il lavoro in palestra. Primo: ritrovare ritmo nel tiro piedi per terra attraverso spaziature più aggressive, soprattutto contro difese che collassano sul primo palleggio. Secondo: aumentare il numero di “tocchi” in area prima del tiro, per costringere i raddoppi e liberare lato debole con tempi corretti. Terzo: trasformare la mole a rimbalzo in punti, sia con esecuzioni rapide sulle rimesse che con secondi possessi più “cattivi”. In difesa, la squadra ha tenuto finché le letture sono state puntuali; quando la palla di Ancona è entrata stabilmente in post e da lì ha ribaltato, le rotazioni si sono allungate e gli aiuti sono arrivati in ritardo, consegnando tiri ad alta percentuale.

Nel dopogara coach Ferrara ha sintetizzato l’amarezza: «C’è poco da dire, una prova incolore. Abbiamo tirato 16 su 75 dal campo e non abbiamo mai trovato ritmo. Eravamo partiti bene, avanti 21-17, poi ci siamo disuniti». Parole che rispecchiano la cronaca e mettono il dito sui nodi principali: fiducia nel tiro, continuità mentale, gestione dei momenti dopo un parziale subito.

La sconfitta di Ancona non cancella quanto di buono visto nell’approccio e nella voglia di competere a rimbalzo, ma indica con chiarezza i punti da mettere a fuoco subito. Il calendario non aspetta e il campionato non perdona percentuali così: per rimettere in carreggiata il percorso servirà riportare il gioco vicino ai propri riferimenti, alzare la qualità dell’ultimo passaggio e pretendere tiri in ritmo, anche a costo di un possesso in più di pazienza. La base di energia c’è; trasformarla in efficienza è la sfida che attende Alcamo già dalla prossima uscita.

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