Granata padroni del gioco ma puniti da due incertezze del portiere
Samake illude al 4’, pari di Diogo e colpo di Haberkon a cinque dal termine
Al “D’Alcontres-Barone” la Nuova Igea Virtus incappa in una sconfitta che brucia. Finisce 1-2 per il Sambiase una gara giocata a tratti con autorità dai giallorossi di Marra, ma rovesciata da due episodi sfavorevoli fra i pali: prima la conclusione centrale di Diogo che passa fra le mani di Barone in chiusura di primo tempo, poi l’uscita a vuoto sul cross da sinistra che spalanca a Haberkon il colpo di testa decisivo all’86’. Nel mezzo, molto Igea, buon calcio, occasioni e ritmo, sostenuti da una cornice di pubblico appassionata. Il risultato, però, non premia quanto prodotto: la squadra resta seconda a quota 12, a una lunghezza dal Savoia capolista, e volta pagina pensando alla trasferta di Paternò.
L’avvio è esattamente quello che Marra aveva disegnato: pressione alta, catene esterne aggressive, occupazione dell’area con tempi giusti. Bastano quattro minuti per sbloccare: percussione a sinistra, palla che attraversa l’area sul secondo palo e Samake, puntuale come un rapace, firma l’1-0. La rete non spegne l’inerzia igeana. Al 16’ il giro palla trova Cicirello defilato: destro potente che sfiora il palo. L’onda continua al 26’: sviluppo a destra, cross che taglia l’area ma Squillace, appostato sul secondo palo, alza troppo la conclusione. È un dominio territoriale chiaro: baricentro alto, recupero immediato della seconda palla, Sambiase inchiodato nella propria trequarti e costretto a ripartire lungo.
Proprio quando il primo tempo sembra incanalato, arriva la doccia fredda. Al 42’ Diogo calcia dal limite con traiettoria centrale: Barone non blocca, il pallone gli scivola fra le mani e si infila. È l’1-1 che rimette tutto in discussione alla prima vera conclusione nello specchio degli ospiti. La Nuova Igea accusa il colpo per un paio di minuti, poi rientra negli spogliatoi con la consapevolezza di aver costruito più dell’avversario e di poterla riprendere.
La ripresa si apre su un canovaccio più spezzettato. Entrambe le squadre restano con gli stessi undici e provano a riaccendere i propri punti di forza. Il Sambiase, più verticale, si affaccia con un rilancio lungo che genera il doppio tentativo di Haberkon: prima la respinta di Barone da terra, poi la presa in due tempi che disinnesca il pericolo. La risposta igeana è nei calci piazzati di Calafiore: al 55’ punizione velenosa smanacciata da Giuliani; tre minuti più tardi, ancora un suo destro tagliato è sporcato in area e il portiere calabrese disinnesca in angolo. Marra prova a rinfrescare sulle corsie: fuori Cardinale per Ferrara, dentro Mirashi per Maggio, più avanti Di Paola per Squillace e Joao Pedro per Balsano. La squadra mantiene la traccia: riaggressione immediata, ampiezza sfruttata con costanza, Samake pronto ad attaccare l’area. Al 65’ un recupero alto di Cardinale si trasforma in folata e cross basso che nessuno riesce a correggere.
Il Sambiase resta cinico e fedele al piano: compattezza, ripartenze selezionate, palle inattive presidiate con ordine. Il pallone, però, continua a vivere per lo più nella metà campo giallorossa, con l’Igea che cerca la stoccata senza perdere equilibrio. È una gara che si decide sui dettagli, e i dettagli – ancora una volta – voltano le spalle ai padroni di casa all’86’. Cross morbido dalla sinistra, uscita a vuoto di Barone e Haberkon che, un tempo perfetto, schiaccia di testa: il pallone bacia il palo interno e termina in rete. È il 2-1 ospite, crudele per sviluppo e tempistica.
Il finale è un assalto ordinato. La Nuova Igea Virtus spinge con tutto ciò che resta: palle dentro, seconde giocate presidiate, qualche mischia che illude la gradinata. Il Sambiase si difende con i denti e porta a casa tre punti pesanti, figli della capacità di restare in partita quando l’onda era avversa e capitalizzare le due situazioni pulite costruite in novanta minuti.
Sul piano tattico la lettura è chiara. I giallorossi interpretano bene il piano gara: costruzione fluida, esterni di difesa sempre coinvolti, densità alta nella riaggressione che tiene l’avversario lontano da Barone per quasi tutto il primo tempo. Il 4-3-3 – elastico in rifinitura, con Calafiore che si alza fra le linee – produce occasioni e corner, ma manca il colpo del 2-0 che spesso indirizza partite del genere. La squadra, poi, non perde la sua identità dopo l’1-1 casuale: crea, costringe Giuliani agli straordinari sui piazzati, muove bene la palla da un lato all’altro. A tradire sono due episodi nella zona più sensibile del campo: una presa centrale non trattenuta e un’uscita alta sbagliata. Errori che fanno la differenza quando il margine di vantaggio non viene protetto da un secondo gol.
Il Sambiase offre un saggio di pragmatismo. L’undici di Lio soffre l’avvio, poi si assesta e resta aderente alla gara attendendo l’episodio: lo trova a fine primo tempo, quindi costruisce poco ma meglio nella ripresa, fino al lampo nel finale. Haberkon incarna la partita ospite: due volte fermato, una decisivo. Dietro, Colombatti e compagni reggono l’urto sul gioco aereo e proteggono Giuliani quando l’Igea aumenta la pressione da piazzato.
Per la Nuova Igea Virtus resta l’amarezza di un pomeriggio in cui la qualità del gioco non ha trovato corrispondenza nel risultato. Samake conferma istinto e attacco della profondità, Cicirello offre presenza e tiri, Calafiore è faro sui piazzati, le corsie garantiscono spinta. La squadra non si sfilaccia, gestisce bene i momenti, ma paga a caro prezzo due sbavature individuali in un ruolo cruciale. È il lato più ingeneroso del calcio, che non cancella quanto di buono visto in costruzione e in fase di pressione.
La classifica, per ora, punisce oltre misura. I giallorossi restano a -1 dal Savoia e con la sensazione di poter fare partita con chiunque nel girone. La settimana offrirà il tempo di ripulire i dettagli: lavoro specifico sulle uscite alte e sulle prese centrali, attenzione al “secondo gol” quando l’inerzia è favorevole, cinismo nell’ultimo passaggio. Domenica si va a Paternò: serviranno lo stesso piglio e qualche granello di concretezza in più. Perché il gioco c’è; metterlo al servizio del risultato è il passo atteso.



