Dodici anni dopo, Alcamo torna dove conta. Il Pala “Tre Santi” è un colpo d’occhio: tutto esaurito, famiglie e ragazzi in maglia nerorosa, qualche bandiera della Rhodigium a ricordare che il basket sa ancora viaggiare. Finisce 64–79 per Rovigo, ma il punteggio, da solo, non spiega la sostanza di una serata che per oltre mezz’ora ha vissuto in equilibrio, con la Sicily by Car capace di restare in scia, di mettere energia e idee, di strappare applausi sinceri. “Nonostante la sconfitta, abbiamo visto buone cose”: il sentimento in tribuna è questo, e non è una consolazione di comodo, è una fotografia.
L’avvio, com’era prevedibile, è di studio. Ferrara chiede piedi per terra e difesa contenitiva, Pegoraro oppone rotazioni corte ma collaudate. Il primo parziale (11–15) racconta mani che si scaldano con prudenza, qualche lettura sul pick and roll, pochi fronzoli. La partita cambia luce nel secondo periodo: Alcamo trova ritmo e distribuisce responsabilità. Nikolic apre il ventaglio delle soluzioni, Schena legge bene le seconde linee, Sarni mette dentro canestri che valgono ossigeno. Il break basta per arrivare all’intervallo lungo sul 30–36, uno scarto fragile ma meritato, frutto di un atteggiamento senza soggezione.
La terza frazione è la più “adulta” di Alcamo. C’è una squadra che non si accontenta di stare attaccata: vuole mettere la testa davanti. Vella alza l’intensità sui due lati del campo, corre, attacca i closeout, suona la carica; Nikolic è la trama, Schena il colpo d’ago. La Rhodigium, però, è ossuta: Castelli e Zanetti sono una coppia che ti costringe a pensare ogni possesso, a non sbagliare mai la postura del corpo, e il 49–54 della terza sirena conferma che il margine tra le due è ancora una moneta che gira in aria.
La moneta cade nell’ultimo quarto, e cade dalla parte di Rovigo. Qui sta la differenza tra una neopromossa generosa e un gruppo più rodato. Le venete aprono con un parziale 4–14 che indirizza il resto. La dinamica è chiara: Viviani mette la prima pietra dall’arco, Stoichkova la seconda, Novati la terza. Tre triple che non sono solo punti, sono un cambio di pressione psicologica. Alcamo, costretta a stringere l’area per proteggersi dai tagli di Castelli, tarda un battito nei closeout e paga. Quando Zanetti aggiunge il consueto canestro “di esperienza”, il Pala capisce che non è questione di volontà: Rovigo ha spostato la partita sul suo terreno preferito, quello in cui la percentuale dall’arco diventa legge e ogni possesso pesa doppio.
Eppure, nel bilancio tecnico, Alcamo porta a casa appigli solidi. Nikolic (17) non si limita a segnare: tiene la barra della creazione, attacca il ferro quando la difesa si apre, non ha paura del contatto. Schena (13) sceglie bene i tempi, si prende tiri di responsabilità, nasconde le pause con lavoro sporco. Vella (9) è la scintilla, quella che in A2 serve più della retorica: se corre lei, la squadra respira. Sarni (8) è preziosa nei frangenti in cui il pallone pesa e le mani tremano. È una fotografia che dice crescita possibile: la struttura c’è, manca la memoria di alcune situazioni tipiche della categoria, quell’abitudine a gestire le onde lunghe delle avversarie quando alzano il volume.
Dall’altra parte, la Rhodigium fa valere quel che ha: Stoichkova (17) punisce gli aiuti tardivi e controlla il corpo in uscita dai blocchi; Viviani (16) apre il campo e lo tiene aperto; Castelli (13) non sbaglia mai la scelta tra spalle a canestro e pick and pop; Zanetti (12) mette in fila dettagli che fanno una differenza enorme in A2 — angoli, tempi, spazi — e firma i possessi di rottura. È in questo pacchetto, più ancora che nelle percentuali, la chiave del quarto periodo: quando l’avversario trova il ritmo da tre, o sporchi la prima linea con una difesa “alta” e organizzata o paghi pegno. Alcamo, nel momento decisivo, sceglie la prudenza: proteggere l’area, evitare che Castelli si nutra a rimbalzo, restare viva. È una scelta legittima, ma contro un perimetro così caldo lascia spazio al parziale che spacca il match.
C’è un dato emotivo da sottolineare, oltre quelli tecnici. La A2 è un campionato che non perdona i cali di concentrazione, soprattutto nell’ultimo quarto. E non è un caso che la partita sia scappata proprio lì, nel terreno in cui le squadre “fatte” ti stanano sulle linee di passaggio e ti puniscono se cambi una mezza volta in ritardo. È lì che Alcamo dovrà mettere il lavoro delle prossime settimane: qualità dei closeout, letture sulle uscite stagger, tempi difensivi sul lato debole. Non servono rivoluzioni, serve costruire automatismi. La buona notizia è che la base fisica c’è, che la rotazione — pur con qualche acciacco — ha retto, che l’impatto del palazzetto è stato un vantaggio e non un tremore.
L’esordio, insomma, porta una sconfitta e un bagaglio di consapevolezze. La Sicily by Car ha tenuto botta contro una formazione esperta e già rodata, ha “perso nel finale” e non “affondato”: un dettaglio che nella matematica di un campionato lungo spesso fa la differenza. Rovigo, dal canto suo, ha dimostrato di saper colpire quando il match chiama qualità, di avere più soluzioni per aprire difese chiuse, di essere, oggi, un passo avanti nella gestione delle onde.
Alla fine restano gli applausi, che non sono di circostanza. Il Pala “Tre Santi” li concede perché ha visto gioco, impegno, identità in costruzione. La A2 è tornata ad Alcamo: adesso bisogna restarci. Le basi, alla prima curva, ci sono.
Sicily by Car Alcamo Basket – Solmec Rhodigium Basket 64–79
Parziali: 11–15, 30–36, 49–54, 64–79
Alcamo: Nikolic 17, Hajdin 7, Verano 4, Schena 13, Vella 9, Calendo 6, Tempia, Mitreva, Daidone ne, Buscemi ne, Thiam, Sarni 8. Allenatore Ferrara. Vice Serpico.
Rovigo: Stoichkova 17, Castelli 13, Zanetti 12, Leghissa 2, Mutterle, Viviani 16, Stavrov, Cremona 9, Nako Moni 2, Novati 3. Allenatore Pegoraro.



