Primo gol e prima vittoria casalinga per i giallorossi al “Franco Scoglio”
Sorrentino guida il terzo clean sheet. Amaranto pericolosi, doppia traversa al 79’
Il Messina si prende il derby dello Stretto e si sblocca davanti al suo pubblico: 1-0 alla Reggina grazie al colpo di testa di Roseti al 17’ del primo tempo. Partita intensa e spigolosa al “Franco Scoglio”, con i giallorossi bravi a colpire su palla inattiva e poi lucidi nel proteggere il vantaggio fino al triplice fischio, nonostante il lungo forcing amaranto e l’azione della doppia traversa che al 79’ fa tremare lo stadio. Per la squadra di Romano è il primo gol interno e la prima vittoria casalinga della stagione: la penalizzazione si riduce a -2. La Reggina resta a metà classifica e scivola più indietro rispetto alla vetta. In cornice, oltre tremila spettatori trainati dalla Curva Sud, cori contro il divieto di trasferta e un segnale di sostegno a Faranda e Barbera: il derby si è giocato anche sugli spalti.
L’avvio è di marca amaranto. Trocini propone il 4-3-3 con Grillo e Di Grazia larghi su Ferraro; Romano risponde con il 3-5-2, Orlando e Aprile a tutta fascia, Roseti e Touré davanti. Dopo una fase di studio, all’8’ la Reggina crea il primo brivido: corner dalla destra, stacco di Girasole e salvataggio di Clemente nell’area piccola. Il Messina prende campo sull’onda del pubblico e costruisce il break decisivo su tre calci d’angolo consecutivi. Al 17’ la pennellata di Tesija trova la corsa di Roseti, che anticipa la linea e gira di testa nell’angolo: 1-0 e stadio in festa.
La reazione ospite non si fa attendere. Al 23’ imbucata per Di Grazia, Trasciani rientra e chiude in scivolata facilitando l’intervento di Sorrentino. Al 26’ Grillo pesca Correnti sul secondo palo: colpo di testa alto di poco. Il Messina resta corto e prova a ripartire sugli spazi: al 43’ Touré sfonda a sinistra in mezzo a due, ma l’ultimo tocco in area lo tradisce e l’occasione sfuma in corner. Nel recupero la Reggina chiude avanti: Porcino incrocia dal limite, ancora Trasciani si immola; sull’ultima palla del primo tempo Correnti spara alto. Si va al riposo con i giallorossi avanti e con la sensazione di un match che, sul piano territoriale, resta aperto.
La ripresa conferma l’inerzia. La Reggina alza i ritmi e schiaccia il Messina nella propria metà campo con pressione e ampiezza. All’11’ (56’ sul cronometro effettivo) gli uomini di Romano riaffacciano la testa: ripartenza pulita, cross di Touré, stacco di Roseti che sfiora la traversa e l’idea del raddoppio. È un lampo in mezzo a un quarto d’ora di marca amaranto: Fomete spinge a destra, Mungo cerca la battuta dal limite ma trova una selva di maglie e la deviazione di Trasciani. Trocini prova a cambiare l’inerzia con Edera e, più tardi, Palumbo e Pellicanò; Romano perde Maisano (dentro Yekalej) e prepara un finale più prudente, chiedendo gamba e attenzione al reparto difensivo.
La gara si accende definitivamente nell’ultimo quarto d’ora. Al 67’ Palumbo calcia al volo da posizione defilata, esterno rete. Il Messina fatica a risalire e affida la gestione a possesso corti e seconde palle; quando può, Orlando allenta la pressione con giocate pulite sulla corsia. Il momento-clou è al 79’: tiro di Ferraro dal cuore dell’area, deviazione di Orlando e palla che si stampa sulla traversa; la sfera ricade, Edera calcia a colpo sicuro ma Sorrentino la tocca quel tanto che basta per alzarla di nuovo sul legno. Due legni nella stessa azione, lo stadio trattiene il fiato e ringrazia il proprio portiere, ancora una volta determinante.
Nel finale il Messina chiude il campo con il blocco a cinque, linee strette e uscite misurate. Romano blinda l’area: dentro Bombaci e Saverino per dare centimetri e lucidità, poi Zucco in pieno recupero per togliere profondità e congelare qualche secondo prezioso. L’arbitro Gallorini concede sei minuti oltre il 90’ dopo i tanti cambi (dieci in totale): la Reggina si gioca gli ultimi corner – finiranno 4-8 – ma non trova più il varco. Ultimo brivido con un tiro di Porcino rimpallato da Ivan in fallo laterale; sulla rimessa la Curva si alza, il Messina regge e al fischio può correre sotto il settore.
Sul piano tattico, il derby ha un filo netto. La Reggina produce più volume e manovra, ma fatica a trasformare il predominio in situazioni pulite dentro i sedici metri: l’ultima scelta, tra cross e imbucata, resta spesso sporca, complice il lavoro del terzetto difensivo giallorosso e l’attenzione sulle seconde palle. Il 4-3-3 di Trocini crea superiorità laterale, soprattutto a destra con Fomete, ma il Messina è diligente nel raddoppio e nel presidio del corridoio interno. Dall’altra parte, il 3-5-2 di Romano non cerca palleggio prolungato: punta sulle palle inattive, sull’uscita rapida di Garufi e Tesija e sulla fisicità di Roseti e Touré. L’episodio del gol nasce proprio da questo spartito: preparazione alzando il baricentro con tre corner di fila, esecuzione pulita e letture difensive poi al limite dell’area per proteggere il tesoro.
Le chiavi individuali parlano giallorosso. Sorrentino firma interventi pesanti e il riflesso sulla conclusione di Edera che, deviata, impatta la traversa: è la fotografia del suo terzo clean sheet. Trasciani e De Caro leggono con tempi giusti le uscite su Ferraro e schermano la zona centrale; Orlando, quinto “difensivo” atipico, garantisce gamba e contrasti e mette la firma, nel bene e nel male, sull’azione della prima traversa ospite con la decisiva deviazione. Davanti, Roseti capitalizza l’unica palla pulita della sua partita, poi sfiora il bis nella ripresa; Touré apre varchi e tiene palla nei momenti di apnea. In mezzo, Garufi fa da metronomo, Tesija disegna il corner del vantaggio e Yekalej entra con personalità in un finale ad alta tensione.
Per la Reggina restano rammarico e la consapevolezza di aver “fatto” la partita senza raccogliere. Lagonigro non compie parate complicatissime ma deve arrendersi sul colpo di testa di Roseti; dietro, Blondett e Girasole soffrono le situazioni da fermo. Sulle corsie, Gatto e Fomete spingono a fasi alterne; in regia Mungo fatica a trovare la giocata verticale pulita, mentre Porcino è quello che ci prova di più dalla media distanza. Gli ingressi di Edera e Palumbo danno peso e tiri, la sorte – e Sorrentino – si oppongono quando il pareggio pare cosa fatta.
Il contesto fa il resto: atmosfera calda, gara arbitrata con buon polso da Gallorini (ammoniti Maisano, Fomete e Trasciani), recuperi 1’ nel primo tempo e 6’ nel secondo. Il Messina incamera tre punti che pesano: riduce la penalizzazione a -2, ritrova fiducia in casa e mette in fila il terzo match senza subire gol. La Reggina, ferma al palo nel momento decisivo, è chiamata a trasformare la buona produzione territoriale in concretezza, alzando qualità e precisione nell’ultimo passaggio.
La chiusura guarda avanti. Per Romano, oltre alla soddisfazione del derby, c’è una traccia identitaria chiara: solidità, palle inattive curate e spirito di sacrificio. Per Trocini, la strada passa dalla lucidità nei trenta metri finali. Nel derby dello Stretto, a fare la differenza è bastato un dettaglio: il tempo di corsa di Roseti al 17’ e la compattezza di un Messina che, questa volta, non ha concesso repliche.



