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Sport in Sicilia > Blog di Notizie > Calcio > Trapani > A Potenza il Trapani ci prova, ma i tre punti restano al “Viviani”
Trapani

A Potenza il Trapani ci prova, ma i tre punti restano al “Viviani”

Claudia Nolfo
Last updated: Novembre 16, 2025 5:58 pm
Claudia Nolfo
8 Min Read
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potenza trapani
prime video

Il “Viviani” restituisce al Potenza una serata d’orgoglio e al Trapani una lezione severa su quanto, in Serie C, contino i dettagli più della spinta d’inerzia. Finisce 2-1 per i lucani una partita che i granata di Aronica avevano immaginato diversa: sulla carta la quarta vittoria consecutiva, sul campo una sconfitta figlia di un primo tempo distratto, di una ripresa generosa ma confusa e di una squadra di casa capace di difendersi in dieci per oltre quaranta minuti senza perdere mai il filo.

L’avvio è un piccolo romanzo di episodi. Il Trapani entra con buon piglio, sporca subito la partita nelle zone interne e dopo sette minuti crede di averla sbloccata: tiro di Palmieri dal limite, respinta corta di Cucchietti e zampata di Grandolfo da centravanti d’area. L’esultanza dura lo spazio di un consulto: il richiamo al video inchioda il fuorigioco e riporta tutto a zero. È il primo avvertimento di una serata in cui la tecnologia – e più in generale la gestione degli episodi – peserà parecchio.

La risposta del Potenza non è roboante ma metodica. De Giorgio chiede densità attorno alla prima costruzione granata, Felippe lavora da regista “sporco”, aggredendo il portatore e alzando il baricentro sui palloni di seconda. Proprio da una riaggressione del brasiliano nasce il vantaggio: Palmieri esita un attimo di troppo al limite, Felippe gli porta via il pallone e innesca Anatriello, che in area ha il tempo di guardare la porta e firmare il più classico dei gol dell’ex. È il minuto 21 e la gara cambia segno. Il Trapani accusa, perde subito dopo Canotto per un problema fisico e si affida alla circolazione per togliersi dalla trappola centrale che il Potenza ha apparecchiato con intelligenza. La manovra però resta più orizzontale che verticale; i cross arrivano, ma senza i tempi giusti di attacco dell’area.

La svolta disciplinare, paradossalmente, non aiuta i siciliani come ci si aspetterebbe. Sul finire del primo tempo Carriero attacca la profondità e viene steso al limite: inizialmente si gioca, poi il richiamo al monitor convince l’arbitro a estrarre il rosso a Bachini. I lucani restano in dieci, ma l’inferiorità li compatta e chiarisce il copione del secondo tempo: linea difensiva bassa, blocco stretto a protezione del corridoio centrale, campo da attaccare per il Trapani sulle corsie e nelle seconde palle.

Aronica prova a cambiare il registro all’intervallo. Dentro Vazquez per aggiungere peso e riferimenti, baricentro stabilmente oltre la metà campo e ampiezza sfruttata con continuità. I granata incrementano il possesso, sommano calci d’angolo, cercano con insistenza Fischnaller fra le linee e Grandolfo sul primo palo. Quello che manca è l’ultimo tocco: la scelta del momento per andare dentro, la qualità del cross, la pulizia della rifinitura. Ogni volta che il Trapani sembra poter alzare la temperatura, il Potenza spegne l’incendio con una scivolata puntuale o una copertura intelligente e, soprattutto, non rinuncia mai all’idea di fare male in ripartenza.

Il 2-0, quando arriva, è un manuale di transizione: Siatounis strappa un pallone sulla trequarti, verticalizza immediatamente, Selleri rifinisce di prima e De Marco – appena entrato – si presenta davanti a Galeotti, lo salta con freddezza e appoggia in rete. È il minuto 72 e, più che un raddoppio, suona come un giudizio: il Trapani attacca, ma il Potenza sceglie le sue due-tre finestre con lucidità chirurgica e le trasforma.

La reazione granata è tutta di nervi. Aronica spinge ancora sulla panchina, aggiunge gamba e corsa sugli esterni, fa salire i centrali fino alla trequarti per schiacciare i lucani nella loro area. Fioccano palloni buttati dentro, tiri dalla media respinti, azioni sporche. Fischnaller prova la soluzione che spesso gli riesce – il destro a rientrare dalla lunetta – ma la mira è alta. Ciotti entra con lo spirito giusto, un paio di palloni vaganti attraversano la zona di Grandolfo senza trovare la deviazione. Quando sembra troppo tardi, al minuto novanta, la partita si riapre: Celeghin pesca l’area con un cross teso, nasce una mischia, Cucchietti tocca, la traversa vibra e proprio Grandolfo è il più lesto a ribadire in gol.

Il recupero è lungo, nervoso, denso di interruzioni. Il Potenza gestisce palliativi di possesso e rallenta con mestiere, il Trapani spinge con più foga che idee. C’è anche il tempo per un’altra verifica al video su un contatto in area ai danni dello stesso Grandolfo: l’arbitro guarda e lascia correre. La palla del possibile 3-1 la costruiscono ancora i lucani in campo aperto – Selleri a tu per tu con Galeotti, parata pesante – e racconta meglio di qualsiasi commento come il finale resti un braccio di ferro senza resa. Quando finalmente arriva il fischio, i tre punti hanno il volto di una squadra che ha saputo stare dentro la propria partita, cambiandole pelle quando la superiorità numerica avversaria lo imponeva.

Per il Trapani, al netto dell’amarezza, non è serata da processi ma da appunti chiari. Primo: la qualità dell’ultimo passaggio non può calare così vistosamente proprio quando la struttura avversaria si abbassa e concede campo largo; serve muovere più in fretta la palla da lato a lato e attaccare l’area con un uomo in più, non soltanto con la punta. Secondo: l’errore che spalanca l’1-0 – una pausa di concentrazione al limite – non è un dettaglio, perché sposta inerzia e obblighi psicologici già al 21’. Terzo: la superiorità numerica va tradotta in occasioni pulite, non solo in possesso sterile e corner. Lì, oggi, si è decisa la partita.

Il Potenza porta a casa molto più di tre punti: la conferma di una identità solida, la forza di chi sa soffrire senza sbriciolarsi e la sensazione – fondamentale in una stagione lunga – di poter costruire le proprie vittorie anche quando il copione non è quello ideale. Il Trapani torna a casa con il rammarico di ciò che poteva essere e non è stato e con l’urgenza di riportare precisione e calma nei sedici metri. C’è stato impegno, non è mancato il carattere nel finale, ma per fare strada la squadra di Aronica dovrà imparare a capitalizzare meglio i momenti favorevoli e a non regalare niente quando la partita è ancora tutta a disposizione.

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ByClaudia Nolfo
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Claudia Nolfo, 29 anni, trapanese con l'anima da viaggiatrice. Gestisce un accogliente B&B, ma la sua vera passione è la scrittura. Sogna di trasformare le sue parole in articoli di giornale, raccontando storie e catturando l'essenza della sua terra. Grande appassionata di Basket segue per sport in Sicilia lo sport in provincia di Trapani
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