Trieste — La stagione della Trapani Shark si apre con una vittoria che pesa, al PalaTrieste, contro una squadra che non ha mai smesso di crederci. Finisce 87–91 dopo quaranta minuti condotti quasi per intero dai granata di Jasmin Repesa, bravi a imporre ritmo e fisicità per tre quarti, meno lucidi nel quarto periodo quando Trieste, sospinta da Ramsey e Sissoko, rientra fino al meno uno. Lì, nel chiasso di una volata vera, la differenza la fanno tre giocate: la tripla di Timmy Allen, i liberi di Jordan Ford e il 2+1 in contropiede di John Petrucelli. È il sigillo su una partita che Trapani avrebbe potuto chiudere prima ma che, proprio perché riaperta, vale ancora di più in termini di consapevolezza.
Il dato di partenza racconta di un gruppo già dentro l’idea del suo allenatore. L’avvio è netto: difesa aggressiva sulla palla, corsa in campo aperto, letture semplici a metà campo. Alibegovic rompe il ghiaccio, Ford e Eboua allungano, Arcidiacono aggiunge il suo, Allen mette la prima firma pesante. Il 16–27 del primo quarto fotografa una superiorità non solo numerica: Trapani controlla il tabellone, ripulisce la propria area e attacca le spalle della difesa giuliana trovando canestri ad alta percentuale. Nella seconda frazione la squadra di Israel Gonzalez prova a riannodare il filo con Ross e Toscano-Anderson dall’arco, ma ogni tentativo è assorbito dall’energia degli ospiti, capaci — nei primi 18 minuti — di sfiorare l’80% da due. Quando sembra che la partita scivoli via, Trieste produce un 8–0 in un minuto, riapre con Ramsey e trova sulla sirena la tripla di Colbey Ross: 42–47 all’intervallo lungo, punteggio che restituisce inerzia ai padroni di casa senza togliere certezze ai granata.
La ripresa rimette Trapani sul solco del primo quarto. Ford sceglie bene i tempi, Allen continua a punire dal mid-range, Sanogo aggiunge verticalità con una schiacciata che spegne l’onda del palazzetto, Cappelletti piazza la tripla che riallarga il margine. Il 61–72 del trentesimo dice +11, con l’impressione che la distanza reale sia più ampia: Trieste è costretta a inseguire, i possessi diventano lunghi, la Shark ha campo per scegliere dove colpire. L’ultimo quarto, però, cambia pelle. Sissoko entra nella partita con una fisicità che sposta, Ruzzier mette tiri da responsabilità, Ramsey colpisce da tre e in transizione. Nel volgere di pochi minuti nasce un parziale di 14–1 che riporta tutto in discussione: dall’80–66 si passa all’80–81, PalaTrieste in piedi e gara improvvisamente a una moneta.
Qui Trapani non trema. Allen prende il tiro che conta e lo manda a bersaglio, frontale, pesantissimo. Ross accorcia dalla lunetta, Sissoko spinge i suoi a un possesso, ma la Shark resta dentro i dettagli: rimessa gestita senza forzare, fallo subito da Ford che da fermo non perdona, palla rubata su una ricezione complicata dei giuliani, accelerazione di Petrucelli e canestro con fallo a tredici secondi dalla sirena. Il 2+1 vale il +6 virtuale e chiude la porta. L’ultimo acuto di Ramsey arrotonda il punteggio, non sposta la sostanza.
Il tabellino dei granata mette in alto i nomi attesi. Allen chiude con 21 punti e la giocata-svolta nel momento di massima pressione; Ford ne aggiunge 16 con cinque assist e la freddezza della linea della carità; Petrucelli sigla 13 punti, decisivi per timbro e tempismo. Dietro di loro c’è sostanza diffusa: 9 punti di Hurt, 7 di Eboua con presenza a rimbalzo, 6 di Sanogo e di Cappelletti, 5 di Arcidiacono, 6 di Alibegovic. Trieste risponde con i 20 di Ramsey e i 16 di Sissoko, completati da 11 rimbalzi, dentro una serata in cui la squadra di Gonzalez ha avuto il merito di non alzare mai il piede nonostante una lunga rincorsa.
La partita si legge anche sul piano tecnico. Per tre quarti, la Shark ha creato un vantaggio lavorando sulle prime letture: palla dentro-fuori per aprire linea di penetrazione, ribaltamenti rapidi per allargare la difesa e attaccare i close-out, corsa immediata dopo il rimbalzo difensivo. Allen è stato il terminale più costante, Ford il metronomo, Petrucelli la scintilla quando il cronometro si accorciava. Sotto, la coppia Eboua-Sanogo ha dato tonicità senza snaturare l’assetto; sulle guardie, rotazioni corte ma funzionali. Trieste ha rimesso tutto in discussione spostando il baricentro: gioco in transizione dopo palla recuperata, rimbalzo offensivo a generare seconde opportunità, pazienza nel punire le disattenzioni di lato debole. Nel break del quarto periodo pesano una serie di piccoli dettagli sfavorevoli a Trapani — un paio di rimesse sporche, due letture in ritardo sugli hand-off, un accenno di zona che i padroni di casa interpretano con lucidità — ma il finale dice che la squadra di Repesa sa soffrire e scegliere.
Le parole del coach restituiscono la misura del momento. «Una partita molto bella», l’esordio di Repesa nel dopogara. «Siamo partiti bene, con una buona difesa e canestri facili in contropiede. Nei due quarti centrali siamo andati benino. Peccato per quei quindici punti di vantaggio sprecati: gli abbiamo consentito di rientrare in partita. La vittoria è meritata, ma quando è il momento di chiuderla bisogna farlo. Serve maggiore maturità nella gestione. Sotto il profilo del cuore e dell’orgoglio, partita di altissimo livello; tecnicamente dobbiamo fare meglio». È la sintesi di una serata che consegna più conferme che dubbi, ma anche un’agenda di lavoro chiara: pulizia nelle rimesse, controllo del ritmo quando l’avversario alza il volume, scelta dei tiri nelle sequenze in cui l’inerzia vacilla.
C’è poi un elemento di contesto che non può passare sotto traccia. La classifica, al netto del successo, fotografa gli Shark ancora in coda per la penalizzazione di quattro punti legata alle note irregolarità amministrative sul credito d’imposta. È un fardello che non toglie valore alla vittoria, ma impone continuità immediata: la seconda stagione in LBA non consente flessioni, e i punti vanno messi in cascina con costanza. Il gruppo, peraltro privo di JD Notae e con rotazioni accorciate, ha mostrato di poter reggere: identità difensiva nei primi trenta minuti, risposte tecniche quando l’aria si è fatta pesante, personalità dei leader. Non è un dettaglio che il successo arrivi, come un anno fa, proprio a Trieste: gli edifici di fiducia si costruiscono anche così, replicando fotogrammi riconoscibili.
Trieste, dal canto suo, esce con la sensazione di essersi giocata tutto fino all’ultimo. L’inerzia costruita nell’ultimo quarto non è bastata per agganciare e sorpassare, ma la capacità di riaprire una gara che pareva indirizzata racconta di una squadra che ha risorse e margini. Ramsey ha dato punti e strappi, Sissoko ha riempito l’area, Ross ha tenuto il filo quando serviva una voce esperta. Gli episodi finali — una rimessa sporcata, una palla persa, un rimbalzo mancato — pesano come accade in tutte le volate.
Per Trapani il rientro in Sicilia vale più dei due punti che oggi non fanno classifica piena. Vale l’idea di una squadra già riconoscibile, la certezza che i riferimenti offensivi rispondono, la conferma che la tenuta mentale c’è anche quando l’onda avversaria si alza. Il PalaShark aspetta l’esordio casalingo con entusiasmo: sarà, da subito, un banco di prova sul tema più caro a Repesa, quello della maturità. Vincere in trasferta all’alba del campionato è un segnale. Trasformarlo in abitudine è il passo successivo.



