C’è aria di resa dei conti allo stadio “Tomaselli”. Domenica va in scena il duello che può cambiare il volto della stagione: biancoscudati a caccia del salto di qualità contro la corazzata amaranto.
Non è una domenica qualunque per il calcio nisseno. Il calendario mette di fronte due delle regine designate del torneo in un incrocio che profuma di spareggio anticipato. Sebbene la classifica si sia accorciata e le pretendenti al trono siano aumentate, il peso specifico di Nissa-Reggina resta enorme: per i padroni di casa è l’esame di maturità definitivo. Battere i calabresi significherebbe mettere il timbro di garanzia sul progetto tecnico guidato da mister Di Gaetano, trasformando le ambizioni in solida realtà.
L’avversario e la posta in palio La missione è di quelle complesse, perché a Caltanissetta sbarca una Reggina in stato di grazia. Gli amaranto si presentano come un rullo compressore, forti di una striscia aperta di sei vittorie consecutive. Per la Nissa, fermare questa corsa non vorrebbe dire solo blindare la propria classifica (il distacco è di appena due lunghezze), ma anche inviare un segnale di forza a tutto il campionato. È il momento di dimostrare di poter reggere l’urto contro le big e di avere la tenuta mentale per puntare al bersaglio grosso.
Il fattore “ex” e la spinta del pubblico In campo, i riflettori saranno puntati inevitabilmente su De Felice. L’attaccante, grande ex della sfida, è l’uomo più atteso: finora protagonista di prestazioni altalenanti — devastante con Savoia e Gelbison, più opaco in altre occasioni — cerca la consacrazione proprio contro il suo passato. Potrebbe essere lui l’ago della bilancia in una partita che si preannuncia tattica, decisa probabilmente dal singolo episodio o dalla giocata del campione.
Ma la Nissa non giocherà sola. Il presidente Luca Giovannone ha suonato la carica alla vigilia, chiamando a raccolta il popolo biancoscudato. L’obiettivo è trasformare il “Tomaselli” in una bolgia: il calore dei tifosi dovrà essere l’arma in più per annullare il gap psicologico e spingere la squadra oltre l’ostacolo. I mezzi tecnici ci sono, l’organizzazione pure; ora serve il cuore per prendere quel treno che porta dritto verso il vertice.



