Passalacqua Ragusa riparte: 65-59 a Cagliari, due punti pesanti e l’esordio di Consolini
Le iblee sempre avanti ma con brivido nel finale: rimbalzi e difesa la chiave, Johnson limitata dai falli.
Vittoria di spessore per la Passalacqua Ragusa che, nella quarta giornata di Serie A2 femminile, espugna il campo del Cus Cagliari 65-59 e si rimette in carreggiata dopo lo stop interno con Bolzano. Era annunciata una gara spigolosa e così è stata: Ragusa ha guidato dal primo all’ultimo possesso senza però mai strappare definitivamente, complice un avversario orgoglioso e qualche passaggio a vuoto in gestione. Due, comunque, i segnali che restano: la superiorità a rimbalzo (45-30) che ha indirizzato il match e il rientro, atteso e sostanzioso, di capitan Consolini, top scorer biancoverde con 15 punti e mano ferma nei momenti caldi.
L’avvio certifica l’aria del pomeriggio. Ragusa prova subito a spingere con ritmo controllato e occupazione razionale degli spazi; Cagliari risponde con tenacia e con la leadership di Bovenzi e Piedel, in campo per tutti i quaranta minuti. Il primo periodo è una lunga schermaglia fatta di letture e piccoli aggiustamenti: l’inerzia resta iblea, il tabellone dice 20-21, ma la sensazione è che l’onda ospite possa montare se la qualità del possesso resterà alta.
La svolta di metà gara arriva nel secondo quarto. L’asse difensivo Narviciute–Johnson sale di tono, Olodo aggiunge fisicità sulle linee di passaggio e Consolini porta esperienza nella selezione dei tiri. In quattro minuti Ragusa piazza il break che varrà da cuscinetto per tutto il resto della partita, toccando il +8 e consolidando la propria presenza dentro l’area avversaria. Mazza assicura continuità dal palleggio, Stroscio offre energia sulle due metà campo. Il 15-21 di parziale spedisce le squadre al riposo sul 35-42, con numeri che fotografano bene il copione: 22/45 da due complessivo per le iblee contro il 36% di Cagliari, più spazi in post e seconde opportunità garantite dalla supremazia a rimbalzo.
La terza frazione, per lunghi tratti, sembra archiviare la contesa. Ragusa tocca il massimo vantaggio, gestisce lunghe porzioni di possesso e abbassa il ritmo quando serve. È qui, però, che riaffiorano i limiti di giornata: Johnson, buona l’impronta iniziale, viene frenata dai tre falli fischiati in un amen e la squadra perde un riferimento tanto in difesa quanto sulla prima opzione interna. Il parziale resta in equilibrio (13-13), il margine non si amplia e Cagliari, sorretta dal proprio perimetro e dal lavoro di Salvemme (13), resta attaccata al filo.
Gli ultimi dieci minuti riportano qualche brivido. Ragusa prova ad “ammazzare” la partita con due conclusioni affrettate, Cagliari risale con pazienza e carattere, sfruttando l’inerzia del palazzetto e una circolazione più fluida (17 assist di squadra a fine gara). La qualità della difesa iblea, però, non crolla: raddoppi puntuali sul lato forte, aiuti corti a protezione del ferro, controllo del secondo rimbalzo. Il 59-65 finale certifica due punti non scontati in trasferta, frutto di un dominio nell’area colorata e di una presenza costante a rimbalzo offensivo e difensivo.
I numeri confermano la trama. Ragusa chiude meglio in ogni fondamentale chiave: 48% da due contro il 36% sardo, 38% dall’arco con 5/13 che pesano nel secondo quarto, 60% ai liberi (6/10) sufficienti a mantenere la distanza. Il dato da mettere a fuoco, in prospettiva, resta quello delle palle perse (19), indice di qualche leggerezza nella gestione dei possessi lunghi e delle uscite dalla pressione. Cagliari vive di grande generosità: 10 recuperi, 17 assist, 7/23 dall’arco che tengono la partita aperta; a penalizzare le sarde, oltre alla lotta sotto i tabelloni, il 53% ai liberi (8/15) che lascia punti per strada nei momenti in cui la rimonta pareva a portata.
Sul piano individuale, la serata racconta del rientro di Consolini come fattore tecnico ed emotivo: 15 punti, tempi giusti e leadership silenziosa che ridisegna gerarchie e responsabilità. Johnson, 11 punti con impatto da subito visibile, paga la zavorra dei falli che ne limita minutaggio e aggressività; Narviciute (7) è collante e fisicità, Olodo (4) mette il corpo dove serve. Mazza e Stroscio (8 a testa) danno ritmo e profondità al backcourt, Labanca (9) si fa trovare pronta nelle pieghe della partita, Moriconi (3) dirige nei frangenti di pressione. Dall’altra parte Cagliari si appoggia alle spalle larghe di Bovenzi (22), trascinatrice con Piedel (13); Salvemme (13) garantisce palla in mano e punti, Gagliano (5) aggiunge ossigeno nelle rotazioni. Le assenze pesano, ma la prova di orgoglio – con due titolari ancora fuori – racconta di un gruppo che non molla.
La lettura tattica restituisce tre fotogrammi. Primo: la superiorità strutturale a rimbalzo ha consentito a Ragusa di innescare seconde opportunità e di disinnescare i break avversari in nascita. Secondo: la produzione a due punti, figlia di spacing migliore e di scelte pulite vicino al ferro, ha tenuto il punteggio su binari sicuri quando la mano da tre si è raffreddata. Terzo: la gestione dei momenti – lì dove si è rischiato di rimettere in partita Cagliari – va ripulita, riducendo le palle perse e selezionando meglio i tiri nei primi secondi dell’azione.
Nel dopo gara coach Mara Buzzanca non si nasconde: partita non semplice, due punti che fanno morale e molto lavoro ancora da fare. L’esordio di Consolini a quattro turni dall’inizio sposta equilibri che vanno riassestati; la penalità rapida di Johnson ha cambiato il piano partita su ambo i lati del campo. Il calendario concede quindici giorni per “rimettersi a fuoco”: tempo prezioso per integrare la capitana nei meccanismi, alzare la soglia d’attenzione sulla gestione del pallone e continuare a edificare sull’identità difensiva vista per larghi tratti a Cagliari.
La classifica, intanto, si muove e dice che la Passalacqua c’è. Vincere fuori, al termine di una prova ruvida e senza brillantezza piena, vale doppio in A2. La strada passa dalla continuità: lo zoccolo duro è chiaro – rimbalzi, fisicità controllata, letture in post e una batteria di esterne capaci di alternarsi –; attorno, con Consolini in più e Johnson restituita a minutaggi normali, potranno crescere fluidità e gerarchia delle scelte. Il pomeriggio di Cagliari non finirà negli almanacchi, ma pesa nella costruzione della squadra: una vittoria “operaia”, che mette mattoni tanto in classifica quanto nella fiducia.



