La ventunenne barese, studentessa di farmacia e talento in rapida ascesa, ha firmato la quarantesima Coppa degli Assi, il Grand Prix del CSI tre stelle di “La Favorita”, con un barrage che ha messo d’accordo pubblico e addetti ai lavori: netto su netto e un cronometro più basso di tutti, 35”69, in sella allo stallone tedesco Contento 23. Una vittoria piena, maturata alla fine di una domenica che ha riportato le grandi platee dell’equitazione internazionale al campo in erba “Tommaso Lequio di Assaba”, e che pesa anche sul piano simbolico: Guaragno è la terza donna a entrare nell’albo d’oro dopo le svizzere Jane Richards nel 2007 e Heidi Robbiani nel 1981. Due volte sul podio nelle edizioni recenti, quarta lo scorso anno e seconda nel 2023, ha chiuso il cerchio nel modo più limpido, da ultima a partire tra gli otto ammessi al barrage su ventisei al via, quando la pressione è una riga sottile e basta un’impercettibile esitazione per scivolare giù dalla classifica.
La sua è una storia raccontata più dai fatti che dai proclami. Entrata nel percorso decisivo quando gli applausi si stavano già facendo pieni, ha imposto a Contento 23 una linea pulita, fatta di angoli stretti e tratti senza fronzoli, scegliendo dove rischiare e dove far respirare il cavallo. Ha abbassato il tempo di Arthur Gustavo da Silva, svizzero di origini brasiliane, arrivato pochi minuti prima con un doppio zero in 36”13 su Chagalle de Toscane, e ha resistito al confronto psicologico con nomi esperti che avevano già messo giù giri “muta–coro”. Il podio l’ha completato il carabiniere calabrese Bruno Chimirri, 36”31 e doppio netto con l’italiana Samara. Per lui, che aveva portato al barrage anche il secondo cavallo, Je Suis Godot d’Acheronte, un finale a due facce: gioia con Samara, quattro penalità e quinto posto con l’altro, preceduto da un Giacomo Bassi fedele alla sua concretezza con Cash du Pratel, quarto. Sesto il campione uscente, Lorenzo Correddu su Ultos, in una prova solida ma meno ispirata dell’anno scorso. A chiudere l’ordine, il belga Philippe de Vuyst Ignace con Jasper e Guido Franchi con Enjoy One, entrambi fuori dal tempo necessario a disturbare i vertici.
La geografia della gara ha esaltato chi sa coniugare ritmo e misura. Gli ostacoli a 1,50, il disegno fluido e insieme insidioso del Grand Prix FEI Longines Ranking Gruppo C, il terreno perfetto per osare senza tradire l’assetto: tutti elementi che hanno premiato una selezione naturale tra i ventisei partenti, con soli otto a guadagnarsi la seconda chiamata. E proprio il barrage ha restituito quel sapore antico di Coppa degli Assi, il profumo del grande concorso che Palermo difende e rilancia con la Regione Siciliana in prima fila, il Comune e il supporto tecnico di Fieracavalli, in una macchina organizzativa che nelle ultime due settimane ha messo in scena prima la 61ª edizione degli Internazionali di Sicilia e poi le quattro giornate del concorso che dà il nome all’evento. Ottantamila euro di montepremi sul piatto e soprattutto cinquemila persone sulle tribune per il gran finale: una cifra che non è solo statistica, perché ha un suono, un respiro, un coinvolgimento che si sono sentiti netti quando il tabellone ha sancito il successo dell’amazzone pugliese.
La festa, del resto, aveva già trovato prologo in una mattinata ricca. Sull’arena in sabbia “Giuseppe Di Matteo”, tra Memorial, premi speciali e percorsi a diverse altezze, si sono iscritti al registro della giornata Filippo Marco Bologni, Filippo Martini di Cigala, Giuseppe Carrabotta e Gabriella Romeo. Il carabiniere reggiano, con l’italiana C-Willie di nove anni, ha vinto il Memorial Lucio Tasca, tracciato a 1,40 con formula “accumulator with joker”, scegliendo alla perfezione dove spingere e dove prendersi il jolly senza forzare la sorte. Martini di Cigala, in divisa Esercito, ha messo in fila gli avversari nel premio Mercedes R-Star a 1,30 in sella alla tedesca Kennet, otto anni e una regolarità che fa la differenza quando i secondi si misurano col contagocce. Il catanese Carrabotta, reduce da giorni di vena felice, si è preso il Consorzio Area Vita a 1,25 con l’italiana Parissiene di Zancle, mentre la sua concittadina Gabriella Romeo ha fatto il bis nella prova a 1,15, Premio Coldiretti, su Anatoli S, castrone tedesco di quindici anni: un cavallo esperto, un’amazzone che ha messo in pista mano e pazienza nelle linee dove bastava un eccesso d’entusiasmo per vanificare tutto.
La cornice ha fatto il resto. “La Favorita” è uno dei luoghi in cui l’equitazione italiana ha imparato a rivolgersi a un pubblico largo, e questa edizione lo ha ricordato a chiunque ci fosse. Il Carosello dei “Lancieri di Montebello” dell’8° Reggimento, partner storico delle giornate palermitane, ha regalato quel pezzo di storia militare che, rievocato in ordine chiuso e chiuso da una carica che arriverà sempre dritta alla pancia, tiene insieme memoria e spettacolo. E poi c’è stato il dettaglio che racconta Palermo meglio di tanti discorsi: il premio speciale della cantina Tasca d’Almerita, una tradizione ormai attesa quanto la premiazione. A Guaragno sono andate tante bottiglie di “Leone” quante risultavano dal suo peso con sella e finimenti. Un omaggio che strappa sorrisi e foto, ma che dice anche una cosa precisa: qui si può coniugare alto livello sportivo e calore popolare senza scadere nell’ovvio.
Le classifiche restano, i tempi si archiviano, ma quello che una vittoria così porta con sé può segnare una traiettoria. Guaragno, che in Coppa degli Assi aveva già bussato forte, è l’esempio di una generazione che sta imparando a vincere senza perdere la leggerezza dei vent’anni. Il suo Contento 23 ha l’esperienza che serve per accompagnarla nel passaggio di categoria mentale, dal “quasi” al “sì”. La gestione del barrage, la freddezza al cannone del tempo, la lucidità nel non farsi tirare dentro scelte inutili a partita già vinta dai numeri: piccoli segnali di maturità. Per chi teneva al loro fianco, da Silva e Chimirri in giù, restano una manciata di decimi da rosicchiare e qualche dettaglio da limare, quei due-tre galoppi che fanno la differenza tra una linea ideale e una soltanto buona.
Palermo, intanto, chiude due settimane che hanno riportato i grandi concorsi al centro del calendario d’autunno. Gli Internazionali di Sicilia, con le loro giornate di rodaggio e di sfide ravvicinate, hanno preparato il terreno alla Coppa degli Assi; la Coppa ha restituito in pubblico e intensità quello che la città e la Regione hanno investito in organizzazione. Il sostegno del Ministro per lo Sport e i Giovani, attraverso il Dipartimento per lo Sport della Presidenza del Consiglio, ha dato la spinta che serve quando si alza l’asticella logistico–finanziaria. Non è un dettaglio. Senza quella schiena dritta, difficilmente si creano le condizioni perché il campo sia perfetto, i percorsi rispettino gli standard FEI e gli staff possano concentrarsi soltanto su cavalli e cavalieri.
Il congedo, allora, ha il suono lungo dei grandi giorni. Applausi che seguono il giro d’onore, mani che cercano la ringhiera, bambini che chiedono un casco da toccare, un fiocco da farsi legare al polso. In mezzo, l’immagine più nitida: un’amazzone di 21 anni che saluta, stringe forte le redini, accarezza il collo di Contento 23 e si gode il momento in cui Palermo le consegna la Coppa degli Assi. È il punto in cui una storia personale si intreccia con la storia di una manifestazione, il luogo in cui i nomi diventano generazioni. Oggi ce n’è uno in più. E viene da Bari.



