La sesta giornata del girone I di Serie D ha rimescolato il mazzo come poche volte in questa stagione. Il colpo più rumoroso lo piazza l’Igea Virtus, che espugna il “Presti” di Gela 1-2 e si prende il primato solitario a quota 12, lasciando i biancazzurri a leccarsi ferite e rimpianti. Samake rompe l’equilibrio al 14’, Maltese raddoppia di testa al 44’ e si scrolla di dosso il peso dell’espulsione nel derby di Milazzo; nella ripresa Mbakogu entra e segna al 32’, accende la rimonta e trascina il Gela fino alla traversa di Bollino al 90’ e a un paio di episodi da moviola che i padroni di casa avrebbero voluto rivedere con il VAR. Finisce con l’Igea in testa e con la sensazione che l’inerzia del campionato, per una settimana almeno, abbia cambiato direzione.
A Gela è stata una partita doppia. Un’ora di sofferenza biancazzurra, con il 3-5-2 di Marra a rompere ritmo e linee di passaggio, e una mezz’ora finale tutta cuore in cui gli ingressi di Bollino, Gigante e soprattutto Mbakogu hanno rimesso in moto la squadra di Cacciola. L’avvio è uno squillo ospite: Sbuttoni rischia l’autogol, Minuss è due volte prodigioso su Samake, ma il campanello d’allarme resta acceso. L’Igea insiste sul lato sinistro, Cicirello colpisce il palo e Samake, a due passi, deve solo spingere dentro. Il raddoppio nasce da un angolo teso: Maltese sceglie tempo e traiettoria, incornata secca, 0-2 e “Presti” gelato. Nella ripresa cambia la musica: il Gela alza il baricentro, l’Igea spezza il gioco e prova a governare con mestiere. Cacciola si gioca la carta Mbakogu e il nigeriano risponde da centravanti: controllo, giro col portiere fuori posizione, 1-2. Da lì è un assedio intermittente, con Bollino che su punizione prende la traversa e due trattenute in area — una su di lui a porta spalancata dopo l’assist di Mbakogu, un’altra su Gigante a palla lontana — che fanno discutere. L’arbitro Collier lascia correre, i giallorossi tengono il filo e si portano a casa la seconda vittoria pesante in pochi giorni. In classifica l’Igea vola a 12, Gela resta a 10 e incassa il secondo stop consecutivo dopo San Cataldo. Il calendario non fa sconti: all’orizzonte c’è la trasferta di Acireale, e la lezione è chiara — non si possono regalare i primi tempi.
Nel frattempo a Reggio Calabria la Reggina ritrova se stessa, archivia la pratica Ragusa già nella prima mezz’ora e riparte. Al “Granillo” la squadra di Trocini, nonostante un’infermeria affollata in attacco, piega gli iblei 2-0 con Di Grazia al 19’ e un gioiello di Fomete al 26’. L’ampiezza a sinistra, con Porcino a cucire e il classe 2005 a spingere, spacca il match; nella ripresa Girasole e Blondett falliscono il tris ma gli amaranto controllano senza patemi, danno minutaggio ai giovani e guardano già al derby dello Stretto in casa del Messina. Per il Ragusa resta una prova timida, troppo poco per invertire la rotta lontano dall’isola.
Pomeriggio ad alta tensione anche a Enna, dove il Messina mette insieme un pareggio di carattere e di acrobazia. Peloritani avanti subito con Aprile, poi nella ripresa l’inerzia gira due volte: prima un autogol e quindi un rigore di Preknicaj portano i gialloverdi sul 2-1, infine ci pensa Tesija a raddrizzarla con una rovesciata che vale il viaggio e fa esplodere il settore ospiti. Finisce 2-2, punto che muove la classifica e conserva l’imbattibilità esterna dei ragazzi di Romano.
A Sambiase la sfida con il Savoia si chiude 1-1 ed è un risultato che pesa sulla vetta. Haberkon la sblocca al 38’, Favetta la rimette in pari al 53’ e i campani agganciano il Gela al secondo posto con 10 punti, due lunghezze dietro l’Igea capolista. È il segnalo di un equilibrio diffuso in alta quota: bastano due risultati per riscrivere la gerarchia.
Il Paternò, tornato al “Falcone Borsellino” dopo settimane tribolate, trova la prima vittoria in campionato battendo 1-0 la Vigor Lamezia con il gol di Lucca al 46’. Non è solo un risultato: è un’aria nuova che si respira in uno stadio riaperto e pieno di significati, con i rossazzurri che nel finale soffrono, sprecano il raddoppio ma tengono. La Nissa pareggia 1-1 in casa con la Vibonese in una gara dal sapore agrodolce per le occasioni mancate: Diaz su rigore illude al 3’, Di Corato di testa riequilibra al 10’, poi legni, un gol annullato e due espulsioni di giovani che complicano i piani. Il Castrum Favara del neo tecnico Terranova ferma la Gelbison sullo 0-0 al “Bruccoleri”: primo tempo di personalità e una punizione di Tripicchio sulla traversa, ripresa più sporca e un’occasione colossale per Ferreira non sfruttata dai cilentani. A Milazzo, infine, i mamertini battono l’Athletic Club Palermo 2-1 con la doppietta di La Spada in mezz’ora e resistono al rigore di Maurino al 58’: classifica che sorride, quarto posto a tre punti dalla vetta e, senza la rimonta subita nel derby, la tentazione di sognare ancora più in grande.
Il filo conduttore della giornata è la fragilità del pronostico. L’Igea sale in Sicilia con idea chiara e ritmo, punisce un Gela distratto all’inizio e tiene la barra dritta quando l’onda si fa alta; la Reggina fa valere nome e struttura e mette in tasca tre punti da “partita adulta”; chi insegue si aggrappa a dettagli, legni, rigori reclamati e lampi dei singoli. La classifica, dopo sei curve, racconta un campionato corto e nervoso: nessuno scappa davvero, nessuno è fuori dai giochi, ma ogni blackout si paga a prezzo pieno. È una buona notizia per lo spettacolo e una cattiva per chi ama il comfort. La capolista della settimana è l’Igea, con il vento in poppa e due partite vinte col timbro di squadra. Dietro, basta un’imbucata per rimescolare di nuovo tutto. E domenica prossima promette già di farlo.



