Catania, 5 ottobre — L’Ekipe Orizzonte inaugura la stagione con un segnale che non lascia spazio ai dubbi. Alla piscina di Nesima le rossazzurre travolgono la Nautilus Civitavecchia 26–4 e mettono subito in chiaro ambizioni e identità. Partita indirizzata nei primi otto minuti, chiusi sul 7–0, e poi amministrata con la naturalezza delle giornate in cui tutto gira: ritmo alto, pressione costante, rotazioni profonde, mano calda in ogni zona della vasca. Il pubblico di casa ritrova una squadra riconoscibile, già dentro le richieste di Martina Miceli e capace di trasformare la superiorità tecnica in margine, senza cali di concentrazione.
Il racconto dei parziali spiega la fotografia meglio di qualsiasi aggettivo. Il primo tempo è un monologo: 7–0 con difesa alta sul portatore, linee di passaggio schermate e ripartenze pulite che si traducono in conclusioni in ritmo. L’inerzia non cambia nella seconda frazione, vinta 5–1, con l’Ekipe a dilatare lo scarto senza forzare, alternando soluzioni dal perimetro e lavoro vicino a due metri. Nel terzo periodo arrivano altri sette gol (7–2) e gli ultimi otto minuti si chiudono su un ulteriore 7–1 che dà al tabellone la dimensione definitiva del pomeriggio.
Dentro il dominio c’è soprattutto coralità. Tutte le nuove arrivate scese in acqua trovano la via della rete, segnale di un inserimento rapido e di una distribuzione dei tiri che valorizza ogni pedina. La top scorer è Danijela Jackovich, cinque gol e una presenza costante nel dettare i tempi dell’attacco; alle sue spalle, triplette per Vittoria Sbruzzi, Dafne Bettini, Aurora Longo e Gaia Gagliardi, ognuna con caratteristiche diverse nella scelta dei tiri e nel posizionamento. Due reti a testa per Bronte Halligan, Carlotta Meggiato e Beatrice Cassarà, mentre Giulia Viacava, Claudia Marletta e Morena Leone completano il quadro con una marcatura a testa. È il tipo di referto che piace agli allenatori: tante mani sul pallone, responsabilità condivise, poca dipendenza da una singola soluzione.
La Nautilus prova a restare aggrappata alla partita con orgoglio, ma la differenza di ritmo e centimetri è netta. Le quattro reti ospiti portano la firma di Silvia L. Devroedt, doppietta, e dei gol di Alessandra Bianchi e Giulia Lombella. Sono lampi dentro una vasca in cui l’Ekipe non concede continuità: le catanesi recuperano palla in avanti, limitano i secondi possessi e trasformano ogni superiorità in opportunità per allargare lo score. La gestione difensiva resta ordinata fino alla sirena, con Condorelli a guidare la linea e con rientri rapidi a togliere profondità alle ripartenze laziali.
La mano di Martina Miceli si vede nei dettagli. La circolazione è fluida, la palla viaggia in anticipo sulla pressione e le letture di lato debole aprono varchi che le esterne attaccano con decisione. Quando serve, la squadra rallenta per scegliere il tiro con il cronometro profondo; quando può, accelera per colpire in transizione. La varietà delle soluzioni — tiri dall’arco, entrate dal perimetro, gioco al centro — racconta un repertorio già ampio per un esordio di ottobre. Anche le rotazioni rispondono: chi entra alza l’energia, non si limita a gestire. È il modo più semplice per dare sostanza a un punteggio largo.
Nel dopogara, la voce che arriva dallo spogliatoio conferma le sensazioni della vasca. Vittoria Sbruzzi, all’esordio in rossazzurro, parla di un primo passo utile a sciogliere emozioni e gambe, di un feeling nato fuori dall’acqua e da portare dentro il gioco, di un calendario che impone subito accelerazioni. Il messaggio è in filigrana: non c’è tempo per compiacersi, perché tra campionato e Champions le verifiche arriveranno presto e in sequenza. Per una squadra costruita per competere su più fronti è un orizzonte naturale, ma richiede disciplina quotidiana.
Dal pomeriggio di Nesima restano alcune certezze e qualche appunto di lavoro. La certezza principale è la profondità: tante soluzioni, tante realizzatrici, un’identità chiara sui due lati del campo. La seconda è la tenuta mentale: niente pause gratuite, niente passaggi a vuoto dopo i parziali larghi, atteggiamento da squadra che sa rispettare l’avversario giocando al proprio livello fino al fischio finale. L’appunto riguarda ciò che non si vede quando il punteggio è così largo: l’attenzione ai dettagli nelle fasi calde che verranno, la qualità nelle letture dell’uomo in più quando il margine sarà sottile, la gestione dei momenti in cui l’inerzia non sarà favorevole. Sono temi che il risultato di oggi non obbliga ad affrontare, ma che la stagione imporrà.
Il contesto, per il resto, fa la sua parte. Esordire in casa con una goleada aiuta a riaccendere la comunione con la tribuna e a costruire fiducia nelle nuove gerarchie interne. Le parole di Sbruzzi, la concretezza di Jackovich, l’impatto delle altre nuove arrivate danno l’idea di un gruppo in cui i ruoli stanno sedimentando senza attriti. Per le veterane, da Marletta a Viacava, il compito di guidare senza ingessare; per le giovani, quello di prendersi minuti veri con responsabilità. È la miscela che, negli anni migliori, ha fatto la differenza a Catania.
La cronaca nuda resta lì, a chiudere il cerchio: 26–4 il finale, con parziali 7–0, 5–1, 7–2, 7–1. Per l’Ekipe hanno segnato tutte le nuove scese in acqua; per la Nautilus le reti portano le firme di Devroedt (due), Bianchi e Lombella. Il resto lo racconta l’aria della vasca: il rumore dei gol, le bracciate senza tregua, il ritmo che non cala mai. È un inizio che vale più dei due punti perché fa ordine attorno a un progetto. La stagione è lunga e i test veri arriveranno presto. Ma se il buongiorno si vede dall’esordio, l’Ekipe ha cominciato con il passo giusto.



