Zalazar firma il colpo dopo i gol di Mazzotta e Micoli. Nerorosa due volte sotto, poi lucidità e carattere fino al 90’
Il primo viaggio oltre lo Stretto diventa una pagina di storia. L’Athletic Club Palermo espugna il “Granillo” battendo 3-2 la Reggina nella dodicesima giornata del girone I di Serie D. Successo in rimonta, cercato con pazienza e determinazione: Pellicanò porta avanti gli amaranto, Mazzotta trova l’1-1 allo scadere del primo tempo; nella ripresa Edera illude i padroni di casa, ma Micoli e soprattutto Zalazar ribaltano tutto in tre minuti. Per la squadra di Emanuele Ferraro è la conferma di una crescita tecnica e mentale che si riflette in classifica: 19 punti, quinto posto e una gara da recuperare con la Nissa.
La cronaca racconta una gara cominciata con coraggio dai nerorosa, subito pericolosi dopo sessanta secondi con Bova: destro dalla distanza che sfiora il palo alla destra di Summa. L’approccio è ordinato: blocco medio-alto, linee strette e ricerca della verticalità appena si apre il corridoio. La Reggina risponde con la qualità sulle corsie e colpisce al primo affondo costruito con criterio. Al 23’ Barillà trova dalla destra un cross preciso, Pellicanò si smarca al centro e gira di testa superando Bitzinis. È il momento più complicato per l’Athletic, che però non si scompone. La squadra di Ferraro risale campo con Bonfiglio tra le linee e con gli esterni bassi pronti a sovrapporsi: Bova ha la doppia occasione del pari, prima a tu per tu con il portiere viene ipnotizzato, poi al 42’ spedisce alto un “rigore in movimento” dopo l’assist dello stesso Bonfiglio. Micoli va vicino al bersaglio di testa al 44’, preludio a un pareggio meritato che arriva nel recupero: punizione dalla destra battuta da Bonfiglio, mischia in area, la palla resta viva e Mazzotta di tacco trova il pertugio giusto. Gol di peso, 1-1 e intervallo su un equilibrio che premia la continuità degli ospiti.
La ripresa si apre su ritmi più bassi, con la Reggina che prova a prendere campo grazie all’ingresso e all’iniziativa di Edera. Al 53’ l’esterno amaranto impegna Bitzinis in diagonale; dieci minuti più tardi inventa la giocata che riporta avanti i suoi: controllo e rasoiata dai venti metri, palla nell’angolo per il 2-1. Qui la partita sembra girare, ma l’Athletic ha il merito di restare dentro il piano gara senza frenesia. Ferraro alza l’intensità in mezzo, rinfresca l’asse di costruzione e si affida alla coppia Micoli–Zalazar per tenere profonda la linea difensiva avversaria.
Il ribaltone matura tra il 68’ e il 71’. Prima il 2-2: sviluppo dalla sinistra, Zalazar fa da torre e Micoli, appostato sul secondo palo, corregge di testa in rete. Tre giri di lancette e il sorpasso: Mazzotta sfonda ancora sul lato mancino e serve basso in mezzo, Zalazar anticipa tutti sotto porta e batte Summa. È la fotografia dell’Athletic del secondo tempo: scelta giusta nell’uscita palla, occupazione dell’area con i tempi corretti e capacità di attaccare l’ultimo passaggio con semplicità. La Reggina accusa il colpo, prova a riorganizzare la spinta con i cambi (dentro Grillo e Ferraro insieme a Distratto), ma la fase difensiva nerorosa tiene.
Nel finale la squadra di casa si affaccia con pericolosità solo all’88’, quando una girata di testa di Grillo esce a fil di palo. I sette minuti di recupero non cambiano l’inerzia: gestione pulita dei tempi da parte dell’Athletic, che sfiora persino il quarto gol con due iniziative di Maurino (punizione laterale alta di poco e conclusione dai trenta metri respinta da Summa). Al triplice fischio resta l’immagine di un gruppo che ha saputo soffrire, raddrizzare e chiudere una partita di spessore in uno stadio importante.
Dal punto di vista tattico, la chiave è stata nella lettura delle transizioni e nella qualità delle catene laterali. Il 4-3-1-2 di Ferraro ha trovato in Bonfiglio un raccordo prezioso tra i reparti: attacchi dello spazio a ridosso dei centrali amaranto e scarichi rapidi sugli esterni, soprattutto a sinistra dove Mazzotta ha firmato un gol e un assist, dando ampiezza e profondità all’azione. In avanti, la complementarità tra Micoli e Zalazar ha funzionato: il primo ha riempito l’area con continuità, il secondo ha lavorato da riferimento, alternando sponde e attacchi al primo palo. In mezzo, Bova e Maurino hanno alzato il baricentro nel momento della necessità, accorciando con tempi più aggressivi sulle seconde palle. Dietro, la coppia Crivello–Sanchez ha retto gli uno contro uno negli ultimi dieci minuti, proteggendo Bitzinis e difendendo l’area con scelte semplici.
La Reggina ha mostrato qualità a strappi. Il 4-2-3-1 di Sorci ha sfruttato nel primo tempo l’ampiezza di Barillà e Porcino, trovando nel gioco aereo di Pellicanò la soluzione per sbloccare. L’ingresso di Edera ha acceso la ripresa con iniziative di valore, culminate nel 2-1. È mancata, nel momento di massimo sforzo, la gestione dell’inerzia dopo il nuovo vantaggio: la squadra si è allungata e ha lasciato spazi proprio dove l’Athletic aveva iniziato a far male, cioè tra terzino e centrale sul lato della palla. Nel forcing conclusivo la produzione è stata limitata a traversoni e seconde giocate, senza la zampata per riequilibrare.
È un successo che pesa per diversi motivi. Pesa perché arriva in rimonta, due volte, in un contesto ambientale di livello. Pesa perché certifica la tenuta psicologica di un gruppo giovane, capace di reagire allo 0-1 con lucidità e al 2-1 con convinzione. Pesa soprattutto perché consegna all’Athletic la misura della propria competitività: non solo buone prestazioni, ma punti pesanti su un campo che rimane tra i più difficili della categoria. La classifica racconta un quinto posto con 19 punti e margini ancora inesplorati, considerata la gara da recuperare con la Nissa. È il segnale che il percorso è tracciato.
La chiusura è negli sguardi di chi ha deciso la partita. Mazzotta, uomo ovunque sulla corsia; Micoli, puntuale nel momento più caldo; Zalazar, freddo nell’attacco all’area e premiato dal gol che vale tre punti. Ma sarebbe riduttivo non allargare il merito al collettivo: l’equilibrio trovato tra coraggio e misura è il patrimonio da proteggere in vista del prossimo impegno. Domenica al “Velodromo Paolo Borsellino” arriva la Gelbison: una prova immediata di continuità. L’Athletic ci arriva con fiducia, consapevole che la vera impresa, dopo la notte del “Granillo”, è trasformare l’episodio in abitudine.



